Bottega di Raffaele Vaccari (Faiòl)

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Una sezione del Museo Brescello e Guareschi è dedicata al liutaio Raffaele Vaccari detto Faiòl ( Lentigione 1908-1994) e comprende immagini, documenti e la ricostruzione del suo laboratorio di liuteria.

Raccolta di oggetti da lavoro, attrezzi, documenti, oggetti e altri materiali appartenuti al famoso liutaio di Lentigione, nato nel 1908 e scomparso nel 1994, Raffaele Vaccari detto Faiòl. La sua vita e la sua opera sono riccamente illustrate nel volume “Faiòl”, pubblicato nel 2008, a cent’anni dalla sua nascita.
Nato in una frazione di Brescello da una famiglia modestissima, ma appassionata di musica, Vaccari frequenta la Scuola di Liuteria annessa al Conservatorio di Parma e si diploma nel 1934 sotto la guida di Gaetano Sgarabotto.  Ormai liutaio per professione e vocazione, deve però fare altri mestieri per sopravvivere. Soltanto dopo la seconda guerra mondiale può dedicarsi interamente al suo mestiere, costruendo quasi trecento strumenti, molto apprezzati per la perfezione tecnica, la cura dei particolari e la grande pulizia del suono.
Timido e riservatissimo, Vaccari ha vissuto sempre nel suo paese d’origine. Ormai anziano, la cecità gli impedisce di lavorare. Si suicida nel 1994, lasciando un ultimo violino che aveva soprannominato “l’incompiuto”.

Raffaele Vaccari (1908 – 1994)
Raffaele Vaccari è nato il 23 ottobre 1908 a Lentigione, frazione di Brescello, dove è vissuto per tutta la vita. La sua famiglia aveva la musica nel sangue: il papà suonava il trombone, e mentre i fratelli suonavano la tromba, la fisarmonica e la batteria, lui suonava il violino, perché era troppo gracile per padroneggiare uno strumento a fiato. Il suo primo tentativo di costruire un violino fu del tutto autodidatta e dall’esito non certo eccellente, ma poi, vista la sua tenace costanza, il padre lo mise a bottega da Amedeo Simonazzi, liutaio di Novellara. Il sapere dell’artigiano, però, non gli bastava e perciò frequentò per 5 anni la Scuola di Liuteria di Parma, dove conseguì la licenza nel 1934. Ebbe come maestro Gaetano Sgarabotto. Da allora costruì violini in quantità sempre crescente, in relazione al diffondersi della sua fama sia in Italia, sia all’estero, fama raggiunta nonostante la sua ritrosia.
Così diceva Vaccari sull’essere liutaio e su se stesso: “Noi liutai siamo una categoria particolare. Siamo uniti anche se ci vediamo pochissimo, almeno nel mio caso. Ho lavorato e studiato con Sesto Rocchi e con diversi liutai di Parma, dove sono andato a scuola. Rocchi viene a trovarmi e mi porta le notizie dal mondo. Lui è uno che ha girato. Ha fatto bene, perché è diventato grande. È un tipo diverso da me. Io morirei lontano di qua. Al posto mio, girano i miei strumenti. Mando i violini nell’ America del nord, in Olanda, in Svizzera, in nuova Zelanda. Attualmente ho almeno una ventina di ordinazioni; la gente mi scrive da tutto il mondo ed io dovrei campare almeno altri 30 anni. Per il liutaio la vista come la mano sono tutto. Gli occhi debbono andare al di là del lavoro e prevedere quello che succederà. Sa come ho consumato gli occhi? Ogni strumento esige dal liutaio un lavoro di grande perfezione. Non ho mai costruito dei quartetti e non amo molto fare i violoncelli. Non così è per il violino che è il mio strumento preferito. Amo il violino ed anche la viola. Ogni violino ha una sua personalità e chi è esperto riesce ad individuarla. Amo il mio lavoro e ad un giovane mi sento di consigliarlo, solo se lo ha dentro. Io lo interruppi per 10 anni, nel periodo della guerra, ma la passione ha ripreso in seguito il sopravvento.”
Alla fine furono gli occhi a tradirlo, impedendogli di continuare a costruire i suoi violini. Raffaele Vaccari è morto il 24 ottobre 1994. Dopo la morte i suoi originalissimi strumenti di lavoro, che aveva costruito quasi interamente con le proprie mani, sono stati donati alla comunità brescellese e ora arricchiscono una sezione del Museo di don Camillo e di Peppone.

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