Fabbrico

Fabbrico, comune reggiano situato nel mezzo della pianura padana, membro dell’Unione Pianura Reggiana, viene menzionato per la prima volta nella storia nell’anno 772. Due secoli dopo, nel 980, vuiene confermata in uno scritto la proprietà di una pieve ivi ubicata al vescovo di Reggio Emilia. Il territorio di Fabbrico entrò poi a far parte dei possedimenti di Giberto III detto il Difensore, appartenente alla famiglia Da Correggio, nei primi anni del XIV secolo, e sotto il Principato di Correggio rimase fino alla caduta, nel secolo successivo, per mano degli Estensi, i quali governarono Fabbrico, ad eccezione del periodo napoleonico, sino alla unità d’Italia nel 1859. Fabbrico è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, in quanto insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

» Per saperne di più

Anticamente il territorio ove è attualmente situato il Comune di Fabbrico era, come tutti i territori circostanti, paludoso e acquitrinoso.

Sono state rinvenute infatti tanto in podere Bedollo ( a est ) quanto in podere Bassoli ( a sud ) segni di palafitte. Erano ramificazioni del Crostolo, del Tresinaro, della Secchia e altri corsi d’acqua minori a solcare questo territorio. Solo ad iniziare dall’XI sec., sistematicamente solo dal XV sec., vennero intrapresi lavori di bonifica e di precisa arginatura dei corsi d’acqua.

Quanto agli insediamenti umani, sono stati rinvenuti in territorio fabbricese reperti dell’età del bronzo (secc. X – VIII a.C.) e del periodo etrusco. Lo studioso Gaetano Chierici nel 1872 diede notizia del rinvenimento di sepolcri romani ad inumazione con armi e monete del I e del IV sec. a. C. e sempre iI medesimo storico attribuì alla civiltà longobarda tre sepolcri rinvenuti nel corso dell’ 800 lungo la strada Bedollo tra Fabbrico e Rolo. Reperti databill alla prima metà del VII sec.

E’ di epoca longobarda la prima attestazione scritta che ci rivela la presenza di un insediamento stabile a Fabbrico: anno 772 d. C. Santa Maria de Fabrega appare in un diploma degli ultimi re longobardi in quegli anni impegnati in una lotta mortale contro il Papato.

In quel drammatico contesto, il 14 giugno 772, i re Desiderio e Adelchi, donano al monastero regio dei SS. Giulia e Salvatore di Brescia un appezzamento di terreno di tremila ettari compresa, appunto, la terra di Santa Maria de Fabrega.

Nel 980 un diploma dell’imperatore Ottone II conferma storicamente I’esistenza di una pieve di S. Maria nel nostro territorio e la attribuisce al potere vescovile di Reggio. E’ da quel medesimo documento che viene fatta risalire con certezza la presenza di una chiesa in Fabbrico con annesso un castello, con tutta probabilità di costruzione e proprietà vescovili. Fabbrico acquista importanza rispetto ai nuclei abitati viciniori e già nel 1056 la località di Bedollo vi appare ricompresa.

Nel corso del IX sec. si venne affermando nel carpigiano il gruppo di famiglie dei Galdonfingi il quale estese la sua influenza sui territori della bassa pianura verso il fiume Po. I Gandolfingi erano amministratori regi (gastaldi) e accrebbero la loro potenza grazie all’amicizia con un’altra importante famiglia: i “da Canossa”, destinata ad un ruolo egemone nel reggiano, e non solo, per due secoli c più.

Proprio ad un seguace dei Gandolfingi , Guido, figlio di Gandolfo, vediamo associate in un documento del 1007 il toponimo distintivo “de Palude” e da allora il toponimo tenderà a designare i discendenti della famiglia. E’ probabile quindi che fin dai primissimi dell’XI sec. se non prima i Gandolfingi fossero venuti in possesso del castello di Palude, destinato a diventare, grazie a questa famiglia, uno dei punti forti del dominio canossiano in questo lembo di territorio vicino al Po.

II castello e la zona detti “della Palude” erano situati a Nord del paese fra Reggiolo e Rolo: il luogo su cui si ergeva il castello è ancor oggi facilmente identificabile nel podere S. Genesio, in cui sopravvive una delle caratteristiche originarie delle fortificazioni: un largo fossato perimetrale. Il luogo è oggi facilmente raggiungibile da una strada rettilinea di un chilometro circa utilizzata nel medioevo e nei secoli seguenti in occasione di solenni celebrazioni dedicate a S. Genesio. Numerosi documenti di poco successivi ai primi anni dell’XI sec. attestano che Palude identificava un preciso territorio situato nelle vicinanze del vicus Bedulli.

Ma torniamo ai “da Palude”.

Pur sempre all’ombra dei “da Canossa” essi estesero la loro influenza sul territorio fra Rivalta e Palude e da un’ iniziale ostilità verso i poteri ecclesiastici, si trasformarono, man mano crebbero la loro influenza ed i loro domini, in benefattori della Chiesa.

Questa inversione di atteggiamento la si può datare dall’ascesa al vertice Canossa di Matilde e dal ruolo che presso Matilde venne ad avere Arduino della Palude, il più grande vassallo di Matilde di Canossa, i1 consigliere, il capitano che guidava in battaglia le sue truppe.

Arduino della Palude, fu quindi proprietario del castello ove ora sorge S. Genesio e alla morte avvenuta nel 1136, lo lasciò in eredità al figli Guido e Gerardo, i quali già nel 1147 per mettersi al riparo da spiacevoli sorprese giurarono fedeltà ad un nuovo protagonista della scena politica: il Comune cittadino di Reggio Emilia. I “da Palude” si avviarono nel corso del ’200 sulla via del declino.

Persero man mano la posizione di primattori della scena storica e politica e può datarsi al 1257 la fine della lunga presenza dei “da Palude” nel territorio fabbricese.

Infatti risale al periodo fra il 1247 e il 1257 il perfezionamento del passaggio di 500 biolche di terra poste in curia de Palude dalla nostra famiglia al Comune di Reggio Emilia desideroso di quelle terre in funzione antimantovana.

Il territorio di Fabbrico divenne possedimento del Comune di Reggio Emilia il quale sotto la Signoria Estense ( Azzo d’Este 1304 ) affida il territorio fabbricese, unitamente a Campagnola, Rolo, Bedollo, in enfiteusi a Giberto da Correggio, il quale con un repentino cambiamento di fronte risultò fra i fautori della cacciata degli Estensi da Reggio Emilia, nel 1306, ricevendo conseguentemente in dono i castelli di Campagnola e di Fabbrico.

Con la donazione del 13 marzo 1306 il nostro borgo entrò nel dominio correggesco.

Nel corso del XV sec. in più di una occasione i “da Correggio” e i loro domini furono minacciati dall’ invadenza degli Estensi, i quali nel 1409 acquisirono il Comune di Reggio Emilia e circondarono i loro possedimenti famigliari; tuttavia i pericoli non venivano solo dall’estemo, ma anche da una litigiosità intema alla famiglia medesima che portò i “da Correggio” ad una decadenza nel corso di due secoli.

Intanto sul versante religioso è proprio nel XV sec. che iI culto di S. Genesio ricevette un notevole impulso derivante dal ritrovamento nel 1480 nel pressi della Motta di S. Genesio dei resti di un antichissimo edificio ecclesiastico con alcuni altari ed una lapide che pareva datare I’edificio medesimo al 1009 e dedicato a S. Genesio. Si raccontano nella seconda metà del XV sec. di numerosi miracoli avvenuti in quel luogo tanto che Nicolò da Correggio venne spinto a rifare la chiesa in forme convenienti dotandola di un campanile. E nel 1489 richiese a Galeazzo, vescovo di Agen e luogotenente del cardinale di Bologna, il patronato sull’erigendo edificio religioso, il quale ricevette nel corso degli anni successive ristrutturazioni fino all’ultima operata nel 1790 dal conte Greppi che ridusse il perimetro della chiesa e la consegnò ai posteri come noi ora la vediamo.

La bonifica dei terreni e la pratica dei mulini per I’irrigazione consentirono ai territori fabbricesi di diventare in breve, già nel corso del XV sec., i più fertili di tutti i possedimenti correggeschi.

Nel corso del XVI sec. gli avvenimenti più eclatanti riguardarono la sfera ecclesiastica in quanto già nel 1503 e 1506 i Pontefici Leone X e Giulio II soppressero i benefici parrocchiali di Fabbrico e Campagnola a favore della chiesa di S. Quirino di Correggio sanzionata nel 1522 da una bolla di papa Adriano VI.

Nel 1550 il forte di Fabbrico venne rinforzato da Ippolito da Correggio consapevole dei venti di guerra ormai alle porte fra Spagna e Francia, venti che avrebbero sconvolto il territorio correggesco portando allo stremo e alla fame la popolazione.

Nel 1557 il castello di Fabbrico venne raso al suolo.

Le difficoltà della popolazione sono accertate anche dall’apertura di un Santo Monte di Pietà, con la finalità di sovvenire alle necessità delle frange più povere della popolazione mediante erogazione di elemosine senza alcun interesse. Il 30 ottobre 1564 Giacomo Pellati, chierico di Fabbrico, donò in testamento tutti i suoi averi per I’apertura di un sacro Monte di Pietà per i medesimi fini sopra evidenziati.

Sul finire del ’500 Fabbrico divenne luogo di residenza di Fabrizio da Correggio che qui eresse il proprio palazzo comitale e alla morte di questi il figlio Cosimo consolidò il ruolo di seconda residenza di Fabbrico in contrapposizione alla capitale Correggio governata dal fratello, Siro.

Il 1617 è un anno importante nella storia dei rapporti fra Fabbrico e Correggio, poichè in quell’anno vennero ceduti a Cosimo il castello con tutti gli edifici pertinenti e il Palazzo nuovo, in cambio dell’impegno ad ospitare una guarnigione spagnola in nome dell’lmperatore.

Seguirono anni di vita culturale feconda per Fabbrico ( si ricordano per tutti le rappresentazioni del Pastor Fido ad opera di Nicolò Bonasio), almeno fino alla morte di Cosimo avvenuta nel 1623, anno dopo il quale Fabbrico rientrò nell’ambito del Principato a tutti gli effetti, seguendone di lì a poco le tristissime sorti, con I’accusa portata dall’impero a Siro di aver battuto moneta falsa.

Si ebbero spoliazioni del Castello di Fabbrico e del Palazzo ad opera di Don Ferrante di Gonzaga di Guastalla .

E’ il 1630 e dopo pochi mesi venne richiesto ai cittadini fabbricesi un giuramento di fedeltà all’impero e il territorio venne presidiato da truppe insolenti e predatrici. La comunità di Fabbrico venne gravata da una spesa di 1500 talleri la settimana per il sostentamento delle truppe, i possidenti terrieri dovettero pagare una sovraimposta sui fieni e nel 1632 venne applicata una nuova imposta sulla panificazione.

Sventura porta sventura e la popolazione venne falcidiata dalla peste di manzoniana memoria, terminata nel 1633.

Lo stato correggesco passa agli Spagnoli dopo che il principe Siro dichiarò la propria impossibilità a fronteggiare gli oneri della multa inflittagli.

Nel 1635 gli Estensi subentrarono agli Spagnoli nel dominio di Correggio e quindi anche di Fabbrico, mediante I’esborso di 150.000 fiorini d’oro. L’investitura definitiva avvenne comunque nel 1659, anno in cui anche Fabbrico entrò a far parte di una nuova compagine statale.

In questi anni si ebbe I’abbattimento e la riedificazione della chiesa parrocchiale ( il 21 aprile 1682 iniziò la demolizione dell’antica parrocchiale e il 18 giugno del medesimo anno si pose la prima pietra della nuova ). Nell’anno 1699-1700 la chiesa potè dirsi ultimata, nonostante un forte terremoto ( dalla primavera all’autunno del 1697) avesse procurato notevoli danni all’erigendo edificio. Sempre negli anni ’80 del ’600 si ebbe la vendita da parte della Camera Ducale di Modena ai Guidotti di quanto resta dei beni camerali dentro il perimetro murario del Castello.

I Guidotti rappresentarono una famiglia fra le più attive e protagoniste della seconda capitale del vecchio Principato correggesco, godendo della protezione non solo dei da Correggio ma altresì degli Estensi. Circostanza che consentì ai Guidotti di imporsi nell’attività manifatturiera serica e nel commercio dei tessuti, in particolare sotto la guida di Paolo Guidotti. Tale attività perdurò fino agli anni ’20 del ’700 dopo conobbe una parabola discendente che portò al fallimento ( che, per fortuna dei discendenti non giunse a minare le disponibilità terriere).

Il ’700 si aprì per Fabbrico con I’occupazione di truppe franco – spagnole nell’ambito del più vasto scenario della Guerra di Successione spagnola, occupazione che comportò notevoli oneri per la comunità.

Finalmente le truppe nel 1707 lasciarono il paese, ma gli anni che seguirono furono senza dubbio critici per le casse del comune il quale non riusciva a fronteggiare gli impegni e dovette affrontare l’arginatura dei principali cavi che attraversavano il territorio, arginatura danneggiata in più parti e causa non ultima di esondazioni delle campagne.

Dal 1734 al 1748 il paese si trovò percorso da truppe francesi, spagnole, tedesche, come in passato interessato da effetti di vicende belliche di portata europea: in questi casi si trattò del confronto armato fra Austria e Francia per le vicende della successione al trono di Polonia. Seguirono anni di relativa tranquillità durante i quali si attuarono importanti lavori edilizi e di bonifica o drenaggio e scolo delle acque.

Sul finire del ’700 furono presenti anche a Fabbrico gli echi della Rivoluzione francese, la vecchia classe dirigente di Fabbrico venne spazzata via ( autunno 1796 ). Il 14 ottobre 1796 sull’antica torre pubblica sventolò il tricolore e la Comunità di Reggio Emilia dichiarò Fabbrico unita alla Repubblica.

Fabbrico venne staccato da Correggio e unito a Novellara, anche se non mancò chi ritenne dannosa la separazione da Correggio. Il paese scivolò in uno stato di disordine e turbolenza in quanto i nuovi membri della Municipalità non sembravano all’altezza del compito.

Nel 1804 dopo la proclamazione a Lione della Repubblica Italiana, Fabbrico venne riaggregata a Correggio.

Seguì la restaurazione del regime austro-estense dopo il periodo rivoluzionario napoleonico e sotto gli Estensi Fabbrico visse un periodo di sostanziale immobilismo economico, distinguendosi unicamente per I’assidua vita culturale (musica e teatro). E proprio all’intemo del teatro Fantozzi vennero ospitate negli anni 1859-60 appassionate assemblee per il distacco dal ducato austro-estense di Modena e Reggio e I’annessione al neonato Regno d’ltalia.

» Riduci

Comune di Fabbrico
Via Roma, 35/37
Fabbrico – Reggio Emilia
Telefono 0522 751911
fabbrico@cert.provincia.re.it
Sito: www.comune.fabbrico.re.it/