Brescello

Brescello è un comune italiano di 5.655 abitanti della provincia di Reggio Emilia in Emilia Romagna. Si trova nella pianura padana, sulla riva destra del Po a 27 km a nord-ovest di Reggio Emilia. Il territorio di Brescello fa parte dell’ area geografica denominata Bassa Padana.

Brescello è il paese dove vennero girati i film di Don Camillo, oltre al museo dedicato ai protagonisti, si possono ammirare anche vari luoghi e oggetti che erano presenti nei film: ad esempio la chiesa o la piazza adiacente ad essa, in cui sono state collocate due statue in bronzo, ognuna nella metà della piazza che gli si addice, ritraenti don Camillo e Giuseppe Bottazzi (Peppone) nell’atto di salutarsi vicendevolmente.

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Per rintracciare i primi stanziamenti stabili di popolazioni occorre risalire alle orde galliche-germaniche che costruirono attorno al VII secolo a.C. le loro dimore nella valle del Po. Questo complesso di abitazioni rudimentali prese il nome di Brixellum. Nonostante la successiva tenace resistenza celtica, intorno al 220 a.C. la potenza devastante dell’esercito romano riuscì ad imporsi su tutta l’area cispadana.

Da quel momento Brescello diventò colonia dell’Urbe, subendo quindi quelle trasformazioni urbanistiche tipiche dell’impronta romana. Nel I secolo d.C., forte della dinamica vita locale, istituzionale, economica, sociale, iniziò un periodo di grande splendore, contraddistinto anche dalla creazione di infrastrutture idrauliche come il porto sulla foce dell’Enza e il celebre acquedotto.

Gli scontri romani per le successioni imperiali toccarono il territorio brescellese con l’Imperatore Marco Salvio Ottone, che aveva individuato qui la propria roccaforte. A lui, morto suicida nel 69 d.C. successe il rivale Aulo Vitello.

Il III secolo d.C. coincise per Brescello con il graduale declino dell’impero, traducendosi in saccheggi e devastazioni, ma anche in epidemie di peste che svuotarono la città e le campagne. Nonostante la precarietà della situazione, Brescello diventò nel 389 sede Vescovile e San Genesio (oggi Santo Protettore) fu indicato come primo vescovo, con il compito di combattere le eresie portate dai popoli nord-europei..

Nel VI secolo Brescello fu travolto dallo scontro tra Longobardi e Bizantini. Alla fine del 500 prima nuove invasioni di truppe del re Autari, e poi, nel 589, una terribile alluvione del Po e la definitiva distruzione da parte del successore Agilulfo, distrussero completamente il centro rivierasco.

Occorre attendere l’epoca medievale per vederlo risorgere, grazie al dominio di Matilde di Canossa e alla presenza benedettina: ai monaci la contessa cedette il castello e l’intera città in piena autonomia dal controllo del vescovato.

Durante il periodo di ascesa delle realtà comunali, il territorio brescellese venne assoggettato per molto tempo alle dipendenze di Parma. E dal XIII secolo si assistette ad un complesso avvicendarsi di Signorie, tra cui i Correggeschi, i Rossi, i Visconti, la Repubblica di Venezia e, in epoca moderna, gli Sforza e gli Estensi. Con questi ultimi inizia una nuova fase epocale per Brescello, con il progressivo distacco dal parmense che si compì con il passaggio, nel 1598, al Ducato di Ferrara e poi al Ducato di Modena.

E’ sotto la dinastia d’Este e del Duca Alfonso II che riprende la fortificazione di Brescello, indotta anche dalle violente guerre ducali del periodo. Ritrovato un nuovo ruolo e una nuova dignità urbana e politica, Brescello dovette cedere il passo ancora una volta all’inizio del 1.700, durante la guerra di successione spagnola.

La rocca, le dotazioni militari e i bastioni furono infatti spazzati via dalla breve occupazione degli iberici e per oltre un secolo, salvo alcuni momenti ottocenteschi con il duca di Modena Francesco IV, tornò l’oscurità sulla comunità brescellese, che perse definitivamente il ruolo di testa di ponte sul Po. Alla fine del secolo Brescello si unì poi a Reggio, seguendo quindi il cammino napoleonico della Repubblica Cisalpina.

Nel 1860, con un plebiscito terminò l’autonomia della città, che era stata anche sede provvisoria del ducato estense, e Brescello entrò a far parte del nuovo Stato Italiano unitario.

Tra i personaggio illustri si ricordano:

Antonio Panizzi (Brescello, 1787 – Londra 1870), intellettuale, patriota, senatore del Regno d’Italia, esiliato per Carboneria, diventò direttore del British Museum di Londra e viene ricordato come il “principe dei bibliotecari”: la biblitoeca comunale, esattamente come quella di Reggio Emilia, porta il suo nome.

Mario Nizzoli (Brescello, 1498 – 1576), filosofo e letterato, si dedicò all’insegnamento e alla pubblicazione di opere su Cicerone e, oltre che dal mondo culturale italiano fu ammirato anche dal pensatore tedesco Leibniz. (nella foto, epigrafe posta sulla facciata della sede municipale).

Carlo Zatti (Brescello, 1809 – 1899), pittore, intellettuale, al quale furono commissionati lavori in tutta Italia: si ricordano le opere nella chiesa fiorentina di Fiumalbo, le copie del Tiziano eseguite a Venezia, i quadri e le pale presenti nella Chiesa parrocchiale di Brescello (vedi anche  http://www.filipposilvestro.com/zatti.htm)

Carlo Pisi, (Poviglio, 1897 – 1979, trasferitosi subito a Brescello con la famiglia), scultore, artista “forte e sincero”, come lo descrive Galliano Cagnolati nella pubblicazione che accompagna la mostra retrsopettiva di Brescello del maggio 1982. Ritrattista autonomo, persa gioviale ma non incline a seguire le avanguardie artistiche del primo Novecento. Le sue opere, oltre che nella bassa reggiana e mantovana, sono conosciute e apprezzate in molte parti del mondo. Di alto valore artistico, si ricordano le celebri statue del Pontefice Papa Giovanni XXIII, conseravata a Roma, e di Padre Pio da Petralcina

Carlo Bisi, (Brescello, 1890 – 1982). Illustratore di originale impostazione futurista, realizza numerosi personaggi di successo per il Corriere dei Piccoli, come il dottor Piramidone (1927), Sor Pampurio (creato nel 1928) e la Famiglia Doggidì (1953) Su di lui si veda il sito http://www.amicidelfumetto.it/carlobisi , dedicato interamente all’artista, a cura di Paolo Gallinari, ANAFI, 2010

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