Teatro sociale di Gualtieri

Description

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Il teatro pubblico è stato innalzato nel 1775 su progetto di Gian Battista Fattori. Dal 2009 il Teatro Sociale è gestito da un gruppo di giovani volontari che si è costituito in Associazione e che da aprile a ottobre propone un’interessante rassegna teatrale e musicale. Grazie alla sua struttura e ai lavori portati avanti dall’Associazione il Teatro Sociale di Gualtieri presenta la possibilità di essere utilizzato come struttura sperimentale e d’avanguardia, come spazio flessibile capace di accogliere dagli spettacoli di teatro d’innovazione ai concerti. Esso infatti in seguito a grossi lavori di consolidamento strutturale è stato privato completamente del palcoscenico originario: questa mancanza, che impedisce un utilizzo convenzionale del teatro può essere considerata un enorme handicap, in realtà essa apre molte più possibilità di quelle che chiude.

Il Teatro Principe nasce per iniziativa dell’ingegner-architetto Giovan Battista Fattori nel 1775. Fattori messosi a capo di alcuni dilettanti del luogo il 13 gennaio 1775 chiese alla Comunità di poter fare un piccolo Teatro, valendosi delle camere a pian terreno del Palazzo Bentivoglio, occupate allora dal Medico, e dal Chirurgo. La Comunità approvò la sana iniziativa che servir doveva (dice la delibera relativa) per impiegare la gioventù di questa giurisdizione in onesti divertimenti e per istruirla e renderla vantaggiosa e liberarla dall’ozio in certi tempi dell’anno e far nascere tra questa una profittevole emulazione. Infatti il 16 marzo il Fattori veniva chiamato in Consiglio perché egli Tecnico facesse il progetto di riduzione di spesa, coll’assegno da parte del Comune di lire 2000, non ostante che i giovani si fossero offerti di spendere del proprio. Cominciano ben presto i lavori: viene abbassato il piano di calpestio del pian terreno; nei locali a destra della sala principale vengono ricavati l’atrio, la biglietteria, il caffè e un camerino; viene costruito l’alveare ligneo del doppio loggiato di palchetti ed infine viene aperto un accesso diretto sulla piazza chiuso da un grosso portone. Sorge così il Teatro Principe: piccolo Teatro all’italiana in legno, con struttura a ferro di cavallo e due ordini di palchi. Il Teatro, di buona fattura barocca, era di dimensioni molto inferiori rispetto a quelle attuali: la sala alta non più di sei metri, larga otto e profonda circa undici aveva volume complessivo inferiore alla metà della sala odierna. Il palcoscenico, spalle al muro, si appoggiava ad un antico scalone cinquecentesco ed era largo, come la sala, otto metri e profondo circa sette.L’attività del Teatro prospera ininterrotta per più di un secolo, le cronache non riportano notizie riguardo il tipo di spettacoli o riguardo il loro numero, sappiamo solo che quest’attività è bruscamente interrotta verso la fine dell’800. Probabilmente durante una rappresentazione si rovescia una lampada ad olio, le tende si incendiano e al teatrino ligneo del Fattori tocca la cruda sorte di molti altri teatri dell’epoca: avvolto dalle fiamme diviene completamente inutilizzabile. Nel 1905 l’Amministrazione comunale socialista decide di procedere alla ristrutturazione e allampliamento del Teatro Principe andato in fumo. Il progetto è affidato al perito Vittorio Mazzoli, mentre le decorazioni verranno eseguite da Villa di Reggio Emilia. Dopo un primo preventivo ci si rende però conto che i soldi non sono sufficienti: il Comune da solo non è in grado di affrontare l’onerosissimo intervento. Così, 29 giugno 1905, viene fondata la Società Teatrale, costituita dai palchettisti, futuri proprietari dei palchi di primo e secondo ordine. Essa contribuisce con circa 2.000 lire alla spesa complessiva di 25.000, e si assume la gestione del Teatro, a questo punto Sociale, per 99 anni. I lavori di ristrutturazione e ampliamento cominciano subito dopo la costituzione della Società: quel che rimane del Teatro Principe in legno viene completamente demolito; le pareti laterali portanti sono parzialmente abbattute per incastonare una struttura a ferro di cavallo più larga di quella precedente; il soffitto è distrutto per permettere l’edificazione del terzo ordine ed infine anche la zona del palcoscenico viene ampliata demolendo parte di uno scalone cinquecentesco risalente ai Bentivoglio. Il teatro alla fine dei lavori risulta raddoppiato e ha una capienza intorno ai 300 posti a sedere su tre ordini di palchi sostenuti da esili colonnine in ghisa. Unico elemento mantenuto del Teatro Principe di Fattori è il numero di palchetti del primo e second’ordine: tredici (escluso il proscenio). Il Teatro Sociale costruito a cultura e diletto della cittadinanza apre i battenti nell’autunno del 1907. L’articolo 16 dello Statuto della società teatrale dice: Il teatro è in linea di massima destinato per le sole rappresentazioni d’opere musicali drammatiche, di canto, veglioni e feste da ballo, trattenimenti di giochi di prestigio, marionette, esclusi i burattini. Ed infatti l’inaugurazione avviene con una stagione operistica di grande successo che mette in scena la Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni e i Pagliacci di Ruggero Leoncavallo: 1,20 lire in platea, 0,60 in loggione. Negli anni successivi la febbrile attività del teatro vede la messa in scena della Carmen di Bizet, del Barbierie di Siviglia di Rossini, del Don Pasquale di Donizzetti e della Gioconda di Ponchielli. Nel 1912, probabilmente in seguito al successo avuto dagli spettacoli messi in scena si decide l’ulteriore allargamento del palcoscenico che assume dimensioni inusitate per un teatro di provincia. Per allargare il palcoscenico si demolisce ancora, e per sostenere la struttura del palazzo viene costruito un grande arco a sesto acuto che ancor oggi regge titanicamente il tetto e rappresenta con la sua mole uno degli elementi più suggestivi del teatro stesso. Con la Grande Guerra l’attività del teatro si ferma, ma riprende già nel 1919 e sino al 1923 si registra il periodo più vitale del Teatro Sociale con ben undici repliche della Bohème di Puccini, dell’Andrea Chènier di Umberto Giordano e della Tosca, anch’essa di Puccini. Negli anni Trenta all’attività del Teatro si affianca quella del Cinema. In loggione con sottili tramezzi in muratura viene ricavata la cabina di proiezione, viene acquistato un grosso proiettore Fedi e comincia il frenetico ronzio delle pellicole. Ben presto il Teatro di Gualtieri diviene il fulcro dell’attività teatrale e cinematografica della Bassa Reggiana, punto di riferimento per tutti i paesi vicini. Le famiglie dei palchettisti popolano il teatro, i ragazzi si amano nel buio e rannicchiato in loggione Antonio Ligabue si incanta di fronte alle figure esotiche che dalle pellicole passeranno trasfigurate sulla sua tela. Nel 1979 il teatro viene chiuso al pubblico per seri problemi strutturali. Cominciano a questo punto vari interventi di consolidamento della struttura tra cui la risistemazione del tetto, la cucitura delle murature e la messa in sicurezza di solai e controsoffitature. Durante gli interventi per montare i ponteggi è necessario anche rimuovere il palcoscenico che è tutt’ora mancante. L’oculata ristrutturazione dell’edificio portata avanti dall’Ingegnere Giuseppe Pecchini però, terminato il consolidamento, si blocca per la mancanza dei fondi necessari a portare a termine i lavori. I lavori si fermano e il Teatro Sociale è ancora chiuso. Passano gli anni, i fondi non arrivano e forse nessuno li cerca, e pian piano il teatro comincia ad essere dimenticato: i gualtieriesi cominciano a perdere coscienza di quest’ala di Palazzo Bentivoglio e il Teatro Sociale si atrofizza poco a poco anche nella memoria. Solo in pochi ricordano nostalgici l’età aurea dei veglioni, della lirica e degli amori clandestini dei palchetti, ma sui velluti intanto si va posando una polvere spessa e unici inquilini dell’edificio rimangono i piccioni. Negli anni, pur di utilizzare lo spazio in qualche modo, tra le murature dirute che sostenevano un tempo il palcoscenico viene allestito il presepe natalizio. Siamo all’ultimo atto. Nel 2004 la Società del Teatro istituita nel 1905 per 99 anni cessa di esistere: il Teatro è definitivamente dimenticato.

OGGI

Grazie alla sua struttura e ai lavori portati avanti dall’Associazione il Teatro Sociale di Gualtieri presenta la possibilità di essere utilizzato come struttura sperimentale e d’avanguardia, come spazio flessibile capace di accogliere dagli spettacoli di teatro d’innovazione ai concerti. Esso infatti in seguito a grossi lavori di consolidamento strutturale è stato privato completamente del palcoscenico originario: questa mancanza, che impedisce un utilizzo convenzionale del teatro può essere considerata un enorme handicap, in realtà essa apre molte più possibilità di quelle che chiude.

IL TEATRO ROVESCIATO
La platea convenzionalmente adibita al pubblico diviene ad un tratto palcoscenico per attori e musicisti, e nel luogo dove un tempo vi era il palcoscenico sono catapultati improvvisamente gli spettatori. È un rovesciamento fisico e concettuale allo stesso tempo. La struttura a palchetti del teatro si trasforma istantaneamente in una sorta di scena fissa come era nei primi teatri del Cinquecento, dal Teatro Olimpico di Vicenza di Palladio al Teatro di Sabbioneta dello Scamozzi, e le performance degli attori si sviluppano ora, oltre che sul piano orizzontale, anche su quello verticale. Siamo di fronte ad una rifunzionalizzazione eterodossa e dissacrante del teatro all’italiana mossa da un’idea altra del fare teatro. Il ferro di cavallo viene piegato verso nuove forme di utilizzo e la rappresentazione perde i connotati di piccolo rito borghese per acquisirne immediatamente di nuovi e più interessanti.
Durante tutto il Novecento, ed in particolare nella seconda metà, si è consumato un vero e proprio scardinamento dei canoni teatrali: le solide fondamenta su cui si basava la rappresentazione teatrale intesa in senso classico hanno cominciato a vacillare e le convenzioni ancora ottocentesche del dramma borghese hanno subito continui tentativi di demolizione. Il linguaggio teatrale si è disgregato, riaggregato ed è esploso in direzioni multiformi. Ma se nella rappresentazione si sono succedute periodiche rivoluzioni copernicane, per le strutture teatrali, almeno in Italia, non si è registrato nessun cambiamento significativo, così che oggi il teatro contemporaneo si trova a dover sopportare la contenzione in spazi pensati per le rappresentazioni di un secolo fa. Il Teatro Sociale di Gualtieri in questo senso può rappresentare un tentativo di ricucitura nella cesura venutasi a creare tra la rappresentazione contemporanea e gli edifici in cui essa viene ospitata. Ribaltare di colpo lo spazio teatrale diviene un modo per instaurare un nuovo rapporto dialettico con la storia ripensando in chiave moderna il teatro all’italiana, un modo per ricomporre il dissidio tra i teatri storici e le rappresentazioni di teatro contemporaneo.
Alla scelta del ribaltamento si affianca quella di mantenere il Teatro Sociale al suo stato attuale, non solo evitando di ricostruirne il palcoscenico, ma evitando qualunque opera di restauro delle decorazioni, dei velluti, degli intonaci, ed ogni intervento teso a riportare il teatro alle sue condizioni primigenie con processi che rischiano fortemente la falsificazione. Per rendere nuovamente funzionale il teatro è stato sufficiente installare un impianto elettrico e montare strutture di sostegno per le luci di scena, per l’amplificazione audio e per le funzioni di regia. Strutture leggere che hanno il vantaggio non andare a intaccare o modificare le attuali condizioni dell’edificio.
Il Teatro Sociale di Gualtieri appare esploso, come fosse stato sventrato da un bombardamento in tempi di guerra, restaurarlo per ridargli la veste esterna di un tempo non soddisfacendo altro che la nostalgia, può essere rischioso: potremmo trovarci tra le mani la “tassidermia” di un teatro invece che un teatro vero e proprio. Un oggetto bello da vedere, ma impossibile da utilizzare.
Quando si restaura un teatro in rovina, abbandonato o totalmente distrutto dal fuoco bisogna mantenerlo identico? In passato teatri come quelli di Francoforte, Brest, Barcellona, Venezia, Bari ecc. sarebbero stati restaurati? Il Théâtre des Bouffes du Nord a Parigi e l’Harvey/Majestic a New York verranno un giorno restaurati? Alla lunga la distanza tra il mondo contemporaneo e l’estetica di questi teatri d’altri tempi andrà aumentando, e un giorno molti non saranno probabilmente altro che musei.

Queste parole di Jean-Guy Lecat, scenografo e collaboratore di alcuni tra i più grandi drammaturghi e registi del mondo da Beckett a Dario Fo, da Ronconi a Peter Brooks, escono dalle giornate di studio di Architettura & Teatro, convegno tenutosi a Reggio Emilia dal 2004 al 2006 al Teatro Cavallerizza. Jean-Guy Lecat mette in guardia rispetto ai rischi di quelli che potremmo definire “restauri totali”, che altro non sono che veri e propri processi di “museificazione”.
Nel convegno Architettura & Teatro oltre i problemi del restauro, furono discusse le caratteristiche che dovrebbero avere i teatri per ospitare gli spettacoli di oggi e furono analizzati tra gli altri proprio i problemi legati al fare rappresentazioni contemporanee nei teatri all’italiana. In particolare la tipologia del teatro all’italiana, con platea, palchetti e palcoscenico presenta una separazione tra pubblico e scena che il teatro contemporaneo ha già demolito da tempo. A Gualtieri utilizzare il teatro a rovescio può essere un modo per risolvere anche questo problema: facendo digradare l’assito ligneo della platea sino al piano di calpestio dove un tempo sorgevano le strutture di sostegno del palcoscenico e dove ora vengono disposte le poltrone, si elimina ogni barriera tra sala e scena e si mettono in relazione direttamente performers e spettatori.
La volontà di difendere il teatro da “restauri totali” non significa opporsi ad opere di restauro parziali, a consolidamenti o ad una progressiva rifunzionalizzazione degli spazi del teatro, anzi l’Associazione Teatro Sociale di Gualtieri lavora proprio in questa direzione.

PER ALTRI VERSI UN TEATRO FLESSIBILE
Nell’ottica di mantenere il Teatro Sociale di Gualtieri aperto alle multiformi esigenze del teatro contemporaneo è stata prevista anche la possibilità di un utilizzo degli spazi nel verso “tradizionale”: pubblico in platea e attori e musicisti nella zona dove un tempo era il palcoscenico Anche in questo caso sullo sfondo si sviluppa una sorta di scena fissa col magnifico arco a sesto acuto che titanicamente regge il peso del tetto, mentre le antiche strutture murarie del palazzo divengono delle specie di quinte “naturali”. Ne risulta l’immagine di un teatro destrutturato.
Le strutture sceniche per luci, audio e regia sono state studiate proprio per potersi rovesciare e consentire il passaggio da un verso all’altro molto velocemente, tanto che spesso sono gli artisti stessi poche ore prima dell’inizio della rappresentazione a scegliere come utilizzare lo spazio.

Indirizzo
Teatro Sociale Gualtieri
Piazza IV novembre, 29
42044 – Gualtieri, Reggio Emilia

Distanze e percorsi
In macchina Gualtieri dista circa:
23 chilometri da Reggio Emilia, ultimo paese della S.S. 63 prima del Po.
30 chilometri da Parma, seguendo per Sorbolo, Brescello, Boretto.
43 chilometri da Mantova, in direzione Suzzara.
150 chilometri da Milano, uscendo a Parma o a Reggio Emilia
480 chilometri da Roma, uscendo al casello dell’A1 di Reggio Emilia.
980 chilometri da Parigi, se vai in macchina ci metti un bel po’. Va a finire che viene la nebbia.
molto lontano da New York, Pechino, Buenos Aires e tutto il resto.
In treno si può raggiungere la stazione di Gualtieri con la linea Parma-Suzzara della FER. In autobus si può raggiungere Gualtieri con l’autobus extra-urbano che parte da Reggio Emilia e arriva a Reggiolo.
Tutte le strade portano a Gualtieri, sembra.

CONTATTI
Biglietteria
Per prenotare il biglietto e richiedere informazioni riguardo gli spettacoli (attivo da lunedì a venerdì dalle ore 18.00 alle ore 20.00).
Tel. +39 3291356183
Informazioni
Per informazioni generali rispetto a programmazione, orari e attività del Teatro Sociale di Gualtieri.
info@teatrosocialegualtieri.it
Direzione artistica e progetti
Per proporre concerti, spettacoli, progetti artistici e teatrali.
direzione@teatrosocialegualtieri.it
Organizzazione
Riccardo Paterlini
Per questioni organizzative e logistiche
Tel. +39 3490770363
organizzazione@teatrosocialegualtieri.it
Comunicazione
Ufficio stampa | Rita Conti
Per questioni relative a stampa e social-network.
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Grafica e Web | Andrea Acerbi
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Amministrazione
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Per fatture, bonifici, SIAE, agibilità Enpals e questioni amministrative in generale.
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Fundraising
Aziende | Silvia Tirelli
Per questioni relative a prestazioni pubblicitarie, contributi ed erogazioni liberali.
+39 3338164313
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Bandi | Rita Conti
Per questioni relative a ricerca fondi da bandi pubblici e privati.
+39 3483580805
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Tecnica
Direzione tecnica e luci | Riccardo Paterlini
In generale per questioni progettuali, più nello specifico per l’illuminotecnica.
+39 3490770363
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Audio | Lorenzo Chiesi
Per questioni legate a fonica e dotazioni audio.
+39 3290094448
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www.teatrosocialegualtieri.it

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