Palazzo dei Musei

  • 03
  • 01
  • 02-musei-civici-reggio-emilia-sala-romana

Description

Description

La storia di Palazzo dei Musei inizia otto secoli fa, nel 1256, quando i francescani, per concessione del vescovo Guglielmo Fogliani, si insediano presso la chiesa di San Luca e il contiguo palazzo imperiale, in uso come sede vescovile a partire dal 1195. La trasformazione da palazzo in convento avviene qualche decennio più tardi. Nel corso dei secoli il convento prende forma, sviluppandosi su due piani e intorno a un grande chiostro porticato e dotandosi di un grande spazio adibito a orto e circondato da un muro di cinta. L’aspetto con cui lo conosciamo ora è dovuto a un grande rifacimento nei primi decenni del Settecento. Durante le soppressioni napoleoniche, Palazzo dei Musei cessa di essere un convento e si trasforma in una caserma e stalla per cavalli, quindi in sede di istituzioni scolastiche. Solo a partire dal 1830 vi si allestisce la prima collezione privata di Lazzaro Spallanzani. Poi arrivano i nuclei collezionistici di Gaetano Chierici, le raccolte naturalistiche di zoologia di Antonio Vallisneri, di anatomia e botanica, a cui si affiancano le raccolte di etnografia. Nei decenni del Novecento, si ampliano e completano le collezioni ottocentesche e se ne aggiungono di nuove come la Galleria Antonio Fontanesi, le raccolte numismatiche ed epigrafiche, le sculture, i mosaici, i frammenti di architettura, ceramica, oreficeria e arti minori; quindi le raccolte dedicate alla geologia e alla fauna, di cui la balena Valentina è l’elemento più curioso: i suoi resti, datati a oltre tre milioni di anni fa, sono stati ritrovati sulle colline reggiane della Valle del Secchia.

PER SAPERNE DI PIU’

Nel 1799, alla morte di Lazzaro Spallanzani, il Municipio di Reggio Emilia acquista la “piccola raccolta di naturali produzioni” allestita dallo scienziato nelle stanze della propria abitazione a Scandiano che comprende reperti zoologici, con particolare riferimento alle forme di vita marine, paleontologici, mineralogici, litologici e botanici, nonchè oggetti di arredo, quali quadri, tavolini e soprammobili, testimoniando, nella sua eterogeneità, la varietà di interessi dello scienziato. La raccolta, conservata integra nella sua consistenza settecentesca, ha dal 1830 collocazione nelle sale del Palazzo dei Musei. L’attuale assetto espositivo è legato al riordinamento operato nel 1883 da Alfredo Jona, che riunisce in una prima sala gli oggetti personali e di arredo, unitamente ai reperti vegetali, e dispone la parte restante, relativa al Regno Animale e al Regno Minerale, in una seconda sala, in ventuno armadi.

Diretta espressione del lavoro culturale del fondatore, il sacerdote Gaetano Chierici, è preziosa testimonianza della scienza e della museologia del tardo Ottocento. Nel 1862 Chierici ordina il Gabinetto di Antichità Patrie, ampliato nel 1870 come Museo di Storia Patria, il cui nucleo fondamentale è la Collezione di Paletnologia. Conservata negli arredi e con l’ordinamento originari, essa rappresenta la più diretta espressione del lavoro di un paletnologo nell’età in cui la ricerca preistorica si afferma anche in Italia. L’esposizione si articola in tre serie. La prima riunisce i materiali archeologici della provincia di Reggio Emilia. Rimangono ad essa subordinate le due serie con materiali extraprovinciali, che illustrano rispettivamente l’archeologia di altre regioni d’Italia, e con quelli pertinenti a culture archeologiche ed etnologiche di altri paesi europei e di altri continenti. Una quarta sezione espone “sepolcri” trasportati intatti in Museo. Nella serie locale i materiali, esposti integralmente, sono ordinati entro sequenze cronologiche e suddivisi per provenienza, per materia, per tecnologia, per tipologia. In questo metodo di lavoro, di impronta positivistica, si valorizzano gli apporti della Geologia, delle Scienze Naturali, dell’Antropologia. Alla morte del suo fondatore (1886) la Collezione fu ribattezzata Museo “Gaetano Chierici” di Paletnologia.

Le raccolte zoologiche dei Musei Civici, riordinate nell’ottocentesco impianto espositivo della Sala Antonio Vallisneri, comprendono tre nuclei collezionistici. Un primo nucleo è costituito da una selezione delle raccolte zoologiche ottocentesche e del primo novecento, ordinate in modo sistematico nelle vetrine perimetrali della sala. Di particolare curiosità è la singolare preparazione tassidermica di un giovane capodoglio. Un secondo nucleo è dato dalla raccolta di fauna africana del barone Raimondo Franchetti, costituita da numerose protomi di artiodattili e da esemplari preparati in posizioni drammatizzate a ricostruire scene di predazione, cui si aggiunge un grande esemplare di Coccodrillo del Nilo Nelle vetrine che circondano i pilastri al centro della sala è allestita e una sezione dedicata alla fauna del territorio reggiano. Sono presi in considerazione i diversi ambienti naturali della provincia dal crinale appenninico verso il Po, dai boschi di montagna e collina, alla campagna e pianura, alle zone umide, senza tralasciare la città. Oltre alla fauna stanziale, sono contemplate le specie migratorie, quelle recentemente introdotte e quelle un tempo presenti e attualmente scomparse dal territorio.

Il vestibolo e l’atrio dei Musei Civici ospitano una preziosa raccolta di frammenti musivi di origine romana e medievale pervenuti in seguito a scavi e ritrovamenti compiuti presso abitazioni private ed architetture religiose cittadine. Discentium commodo, advenarum spectaculo (per servire agli studi, per il piacere dei visitatori) è l’iscrizione dipinta sul portone di ingresso, che chiarisce le finalità del Museo, vero tempio delle memorie patrie. Fra il 1873 ed il 1878 Gaetano Chierici allestisce il vestibolo e successivamente l’atrio. Il suo progetto espositivo sarebbe stato portato a compimento da Naborre Campanini fra 1910 e 1920. La parete meridionale del vestibolo accoglie campionari di marmi colorati e porzioni di pavimenti a mosaico con campiture geometriche bianche e nere, provenienti da case di abitazione nel centro della Reggio romana.

La sezione dedicata alle Scienze della Terra intende offrire una panoramica sulle caratteristiche litologiche, mineralogiche e paleontologiche del territorio reggiano. Sono illustrate quindi in ordine cronologico e con finalità didattiche, le diverse formazioni rocciose del territorio reggiano con il loro contenuto mineralogico e, ove presente, paleontologico, dal Triassico dei Gessi della Valle del Secchia e dal Giurassico delle masse ofiolitiche, al Quaternario dei depositi continentali del pedeappennino. Particolarmente documentato il ricco contenuto fossilifero delle Argille Plioceniche e i resti di grandi mammiferi terrestri (elefante meridionale, rinoceronte etrusco) rinvenuti negli anni ’70 nei torrenti Crostolo e Modolena, a breve distanza dalla città di Reggio, mentre per quanto concerne la mineralogia sono messe in rilievo alcune specie peculiari del territorio reggiano. Tra i reperti paleontologici più importanti, ill cranio di Mosasauro rinvenuto a San Valentino di Castellarano, di cui si conserva uin calco, il ‘fossile di Toano’, la ‘Balena Valentina’ e le faune villafranchiane dei torrenti Crostolo e Modolena.

L’ala meridionale del chiostro accoglie, in diretto collegamento con la Collezione di Paletnologia, la seconda sezione del Museo di Storia Patria di don Gaetano Chierici. Nata nel 1869 per riunire i materiali romani in pietra provenienti dal sottosuolo di Brescello e quelli romani e medievali dal capoluogo, precedentemente raccolti sotto il portico del Municipio (1775), fu ufficialmente aperta al pubblico nel 1875, sistemando a giardino il contiguo chiostro.

Nelle collezioni naturalistiche dei Musei sono presenti dodici erbari, che nel loro insieme forniscono un breve compendio degli studi e delle classificazioni botaniche dalla metà del ‘600 alla fine del ‘900. Tra queste il più antico è l’ “Antico erborario del Santo Spirito in Reggio”, un volume rilegato che risale probabilmente alla metà del XVII secolo. Sempre del XVII secolo l’ “Herborarium Zanonium”, articolato in diversi fascicoli, di cui due datati 1673 e 1674, riconducibile all’opera del botanico Jacopo Zannoni (1615-1682). Tra gli erbari del XVIII e XIX secolo, che comprendono anche la raccolta conservata nella Collezione Spallanzani, spicca quello dell’agronomo Filippo Re (1763-1817), che raccoglie in 158 teche oltre 8000 specie vegetali, sia locali che esotiche, ordinate secondo la sistematica linneana. Ad esso si affianca quello del collaboratore Giovanni Fabriani. Di particolare interesse, a cavallo tra XIX e XX secolo gli erbari di Antonio Cremona Casoli (1870-1949), il quale, annotando le stazioni di raccolta, fornisce un quadro della flora locale agli inizi del XX secolo, e quello di Carlo Casali (1870 ca. – 1930). Di recente realizzazione sono l’erbario di Giuseppe Branchetti (1923-2009), dedicato alla flora reggiana, e la raccolta di funghi ipogei di Amer Montecchi. Agli erbari sono associate una pregevole raccolta di modelli di funghi in gesso e cera e una raccolta di modelli botanici.

Costituite da materiali raccolti nel corso dell’ottocento e dei primi decenni del novecento, le raccolte anatomiche comprendono preparazioni tassidermiche e osteologiche, reperti conservati in liquido e modelli didattici a documentare tre temi principali: l’anatomia comparata, volta ad mostrare analogie e differenze negli apparati scheletrici e negli organi interni delle diverse specie animali, l’anatomia umana, illustrata con reperti e con modelli didattici, e la teratologia, la scienza che si occupa delle malformazioni.
Di particolare interesse alcune preparzioni tassidermico-osteologiche, che permettono di visualizzare sullo stesso esemplare morfologia esterna e scheletro, un’ampia raccolta di reperti teratologici sia umani che animali, con diversi esemplari di ‘gemelli siamesi’. Relativamente all’anatomia umana notevoli sono lo scheletro di ‘gigante’ e il cranio umano caratterizzato da un abnorme accrescimento del tessuto osseo. Di grande interesse tra i modelli una testa di ‘spellato’ in cera.

Il più antico nucleo della collezione etnografica reggiana, nella Collezione di Paletnologia, fu voluto da Gaetano Chierici, quando, nel contesto culturale dei nascenti studi preistorici, emergeva un interesse per le popolazioni extraeuropee fondato su teorie ispirate alla concezione evoluzionistica della storia dell’uomo. Le raccolte di materiali etnografici, che continuarono a giungere in Museo anche dopo la morte del Chierici (1886), trovano ora collocazione in un nuovo ordinamento espositivo (1999) che propone l’integrazione alla Collezione reggiana delle raccolte provenienti dal Museo di Antichità di Parma, acquisite nel 1970 per iniziativa di Giancarlo Ambrosetti.

La decisione di salvaguardare le collezioni storiche al piano rialzato di palazzo dei Musei ha determinato la nascita di nuove collezioni archeologiche, per documentare la ricerca nel territorio provinciale reggiano dopo la scomparsa di Gaetano Chierici (1886), soprattutto a partire dagli anni ’70 del XX secolo. Destinate ad essere riordinate nei prossimi anni, le nuove collezioni archeologiche si articolano al momento in Collezioni di Preistoria e Protostoria e nella sala di Reggio romana.

Collocata al primo piano del Palazzo dei Musei la Galleria Antonio Fontanesi consente di seguire le vicende dell’arte a Reggio Emilia dal Trecento alla prima metà del Novecento attraverso la presentazione di circa centottanta dipinti.
Il primo allestimento, databile tra il 1901 e il 1904, era invece collocato al piano inferiore, nei locali dell’antica sagrestia del Convento. Qui Naborre Campanini aveva esposto le opere d’arte di proprietà comunale (in precedenza conservate presso la Scuola di Belle Arti) e promosso un importante campagna di depositi da parte dei principali istituti cittadini (la stessa Scuola di Belle Arti, l’Ospedale, il Monte di Pietà) su cui ancora oggi si fonda la consistenza patrimoniale della Galleria. Nel 1929 le opere vengono trasferite da Emilio Spagni al primo piano con successivi interventi di Marianna Prampolini Tirelli e Mario Degani. Nel 1977 Giancarlo Ambrosetti propone il nuovo ordinamento che privilegia le opere esattamente riferibili all’ambito reggiano, in quanto prodotte a Reggio da artisti reggiani, o meglio in quanto collegabili a episodi e fenomeni di storia culturale e produttiva della città. Negli anni ottanta viene integrata la collezione con una significativa campagna di acquisizioni che innova il patrimonio in modo significativo. Nel 1995 il percorso si amplia nell’ ala orientale del convento e consente l’esposizione di numerose opere dell’ Ottocento giungendo a documentare gli esiti pittorici locali fino alla prima guerra mondiale.

Contact

Contact

Orari

Orari
  • Tues
    9.00-12.00
  • Wed
    9.00-12.00
  • Tues
    9.00-12.00
  • Fri
    9.00-12.00
  • Sat
    10.00 / 13.00 – 16.00 / 19.00
  • Sun
    10.00 / 13.00 – 16.00 / 19.00

Location

Palazzo dei Musei
Get directions

Contact

Palazzo dei Musei
  • By editorestartemilia
  • Email: andrea@cabiria.net

Your Name (required)

Your Email (required)

Subject

Your Message

Ratings

Palazzo dei Musei

Recensioni

0

0 Total
This is a sample content. you can add some notice or special comment for ratings. If you need to modify rating statements, please go to theme option and you can add or change.
Thank you.
Servizio
0.0%
Location
0.0%
Qualità
0.0%
Altro
0.0%