Museo Civico Il Correggio

Description

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Il Museo Civico “Il Correggio” si trova all’interno di uno dei principali edifici storici della città di Correggio, il rinascimentale Palazzo Principi, anche sede della Biblioteca Giulio Einaudi.  Certificato Museo di Qualità, si divide in due sezioni: la prima ospita la mostra permanente, la seconda è dedicata agli allestimenti temporanei. Gioiello della collezione è “il Redentore” di Andrea Mantegna datato 1493, capolavoro assoluto del Maestro in età matura. Nella stessa sala che ospita il Redentore, cosiddetta Sala del Camino, si possono notare tre piccole opere attribuite al Correggio: il Volto di Cristo, un olio su tavola, una tela raffigurante una Pietà ed un disegno bifacciale. Altra eccellenza del Museo Il Correggio è costituita dal corpus di nove arazzi fiamminghi, tessuti a Bruxelles nella bottega di Cornelius Mattens probabilmente entro l’ultimo quindicennio del XVI secolo.

PER SAPERNE DI PIU’

Disperse, con la fine del Principato e le spoliazioni del Palazzo dei Principi, le collezioni dei da Correggio, fu attorno ai pezzi superstiti del ricco paramento di arazzi fiamminghi di manifattura brussellese (salvatisi da requisizioni e saccheggi) che si venne ad aggregare il primitivo nucleo della raccolta di opere d’arte della Comunità correggese. 

Nel 1786, quando la Comunità poté disporre per la prima volta di una sede propria e stabile (il fabbricato già dei Padri Scolopi), si diede corso ad importanti lavori di ripristino e decorazione dei nuovi ambienti e nell’apparato decorativo figuravano anche gli “arazzi loro cornici ed opere in adattarle nelle camere e portiere di damasco e scranni”.

Poco meno di un trentennio più tardi, in piena epoca napoleonica, si venne ad aggregare un secondo nucleo di opere. Nel 1813, infatti, su istanza della Commissione d’istruzione comunale che aveva invitato il podestà a promuovere un appello per la raccolta dei ritratti dei correggesi illustri nelle armi, scienze, lettere ed arti, quale “omaggio di venerazione alla memoria di quei grandi”, numerose famiglie correggesi, risposero all’appello, donando un discreto numero di ritratti dei secoli XVI e XVII. Un secondo filone di acquisizioni, destinato ad incrementarsi (con donazioni e acquisizioni nei decenni successivi), era incentrato sulla raccolta della produzione degli incisori correggesi la cui fama si era estesa ben oltre i confini locali, quali Giuseppe Asioli, Samuele Jesi, Delfino Delfini e Francesco Redenti.

Fu solo nell’ottobre del 1859 che Ferdinando Asioli, primo sindaco di Correggio e professore alle Belle Arti di Modena, manifestò il desiderio di un completo riordino delle raccolte della Galleria Comunale (all’interno del Palazzo Comunale), tra cui spiccava, per numero dei pezzi, la grande raccolta costituita dalle copie di opere del Correggio che nel 1830 era stata acquistata dal podestà Pietro Rossi Foglia a Parma da Ercole Scarabelli, per documentare la produzione del grande pittore e conservarne in patria, che aveva perso tutti gli originali un tempo presenti, la memoria e la tradizione.

Dalla fine degli Anni Cinquanta, poi, ’Ferdinando Asioli acquisì il corpus incisorio di Paolo Toschi e della sua scuola sull’opera allegriana, con prosecuzione degli incrementi presso l’editore dopo il 1860, formando una raccolta di oltre quaranta tavole.

Ormai la consistenza del patrimonio rendeva necessari nuovi e più ampi spazi. L’occasione di un nuovo piano di ristrutturazione della Galleria e di sistemazione del patrimonio storico-artistico si presentò nel 1880 in concomitanza con l’inaugurazione del monumento al Correggio eseguito dallo scultore Vincenzo Vela.

Le finalità di quell’intervento erano il decoro dell’edificio municipale, la conservazione del patrimonio storico-artistico e, in genere, delle memorie patrie.

Al termine dei lavori, la Guida del Palazzo Comunale pubblicata nel 1880 rivela che le raccolte era ordinate in quattro sale, ma la convivenza della Galleria con gli uffici dell’Amministrazione risultava fortemente  penalizzante. In breve tempo si poté alla ‘diaspora’ di molti oggetti, che divennero elemento d’arredo per gli uffici comunali o collocati nelle soffitte, come risulta da un inventario del 1899.

Solo nel 1919 la Soprintendenza ai Monumenti, come si è detto a proposito della sede, aveva avviato nel Palazzo dei Principi (dichiarato monumento nazionale fin dal 1887) i primi urgenti lavori di consolidamento e restauro e contestualmente maturò nella Giunta Comunale l’idea di far propria la proposta radicale di costituire una pinacoteca nel Palazzo dei Principi.

In quello stesso anno il pittore Enrico Bertolini, insegnante di storia dell’arte nelle scuole pubbliche, era riuscito a raccogliere e ad ordinare buona parte delle raccolte di proprietà comunale a Palazzo dei Principi, nella Sala del soffitto a cassettoni e in quella attigua.

In un clima politico assai incerto e confuso, l’opera di Bertolini procedette con notevoli difficoltà, ma alla fine la sua paziente opera portò a costituire nel Palazzo un piccolo museo  sistemato a puntino come possono affermare persone autorevoli che lo visitarono.

Dal 1929  il direttore della biblioteca- museo, Riccardo Finzi, prese in consegna la suppellettile artistica, ad eccezione della raccolta di arazzi che rimase in Municipio.

Finzi proseguì nella raccolta del patrimonio storico-artistico locale e nel 1936 un’apposita convezione tra il Comune e la Congregazione di Carità portò al deposito a titolo di prestito gratuito  de Il Redentore del Mantegna e della Madonna con il Bambino ed i Santi Rocco e Sebastiano di Domenico Panetti.

Gli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale non arrecarono danni alle raccolte, in parte trasferite o murate in luoghi sicuri.

Nel 1953 un Inventario dei beni mobili, compilato da Finzi, documenta che in biblioteca erano stati collocati 188 pezzi delle raccolte storico-artistiche, di cui il nucleo maggiore si trovava concentrato nella sala di lettura (ma quattro arazzi erano rimasti in Municipio). Le altre opere erano distribuite nella sala lunga, nella sala corta, nella direzione, nel vestibolo, nella sala conferenze e  nel deposito riviste.

Nel 1962 l’Amministrazione comunale approvò progetto di consolidamento e restauro del Palazzo dei Principi il cui cantiere ebbe inizio nel 1966-67 e si protrasse, attraverso numerosi stralci funzionali, fin al termine degli Anni Ottanta.

Tra la fine del 1983 e gli inizi del 1984 la  mostra Il cantiere del Museo, il cui catalogo aveva la presentazione di M. Rossi e le relazioni di A. Ferretti e A. Ghidini, segnò la formalizzazione di questa prospettiva, alla cui realizzazione concorrevano anche le numerose campagne di restauri intraprese dal Comune e dalla Soprintendenza alle Gallerie di Modena e Reggio (fin dal 1959 in occasione del Quarto Centenario della elevazione di Correggio a città).

Scarse erano le risorse finanziarie a disposizione per gli acquisti, ma furono comunque effettuate, grazie anche alle donazioni di privati, acquisizioni significative. Oltre a queste acquisizioni ricordiamo anche il legato del pittore Raimondo Giovanetti (1898-1978) che ha arricchito le raccolte di una ventina di opere fra tele e disegni.

Nel 1988 fu affidato un quarto stralcio di lavori all’architetto F. Valli e all’ing. G. Manenti, per l’allestimento museale, che godeva del progetto culturale di A. Ghidini, nelle sale del piano nobile. Finalmente, nel 1995, venne aperto il Museo Civico “Il Correggio”, ma gli eventi sismici del 1996 e del 2000 ne decretarono la chiusura.

Nel 2004, dopo estesi lavori di restauro che hanno interessato l’intero Palazzo dei Principi, il Museo è stato riaperto. Completamente riallestito, il nuovo percorso espositivo si articola su otto sale, cui si aggiungono i tre grandi ambienti della Galleria Esposizioni.

LA COLLEZIONE

Il progetto culturale del museo, predisposto da Ghidini, ha inteso soprattutto sottolineare il legame con il territorio attraverso le testimonianze storico-artistiche confluite o prodotte nella piccola capitale padana. Il progetto propone una visione interdisciplinare della comunicazione culturale recependo funzioni e indirizzi riconducibili al recupero, alla conservazione, alla tutela dei beni storico artistici e alla loro divulgazione didattica. In sostanza un servizio aperto come “aula didattica decentrata” che predilige, per chiarezza,  un ordinamento preferenzialmente cronologico. Il percorso del piano nobile, partendo dalla Sala dei depositi archeologici e delle raccolte numismatiche nella quale erano sistemati i reperti di epoca preromana, romana e medioevale rinvenuti nel territorio, proseguiva nella Sala del Mantegna con il “Redentore” del grande artista padovano maestro del Correggio, dipinti di Francesco Madonnina e sculture di artisti padani del XV secolo. Seguivano la Sala degli arazzi con pezzi di Cornelius Mattens di fine ‘500 e alcuni dipinti del XVI secolo, la Sala dei dipinti del Seicento e Settecento e la Sala del Correggio, dove era esposto il discusso “Volto di Cristo” e alcune copie ottocentesche da opere dell’Allegri. Al piano superiore trovavano posto la Sala dell’Ottocento, la Galleria dei ritratti e l’aula didattica.

 

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  • Sat
    15.30-18.30
  • Sun
    10.00 – 12.30 / 15.30 – 18.30

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