Museo Civico Gonzaga

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Il Museo Gonzaga si trova all’interno della Rocca gonzaghesca. Nel 2010 il Museo Gonzaga e’ stato riconosciuto dalla Regione Emilia Romagna come “Museo di Qualità” per il buon livello della gestione, dell’organizzazione interna e delle attivita’ messe in campo per la valorizzazione delle proprie raccolte. Il Museo Gonzaga occupa diverse sale  del cinquecentesco appartamento dei Conti Gonzaga, situato al piano nobile della Rocca gonzaghesca, progettato, realizzato e decorato sotto la direzione di Lelio Orsi. Alcune delle sale che ospitano le raccolte hanno soffitti a cassettoni,  sono decorate con fregi attribuiti ad allievi di Lelio Orsi, e presentano imponenti camini cinquecenteschi in marmo veronese.

I grandi frammenti di affreschi romanico-bizantini presenti nel Museo, di proprietà della Curia Vescovile di Reggio Emilia e Guastalla, in deposito temporaneo presso il Museo, provengono dalla Chiesa di San Giovanni della Fossa. Sono datati 1280 e rappresentano gli Apostoli sottostanti a Cristo, del quale non rimane che l’immagine del piede. Pur se frammentaria, l’opera rappresenta un importante riferimento per lo studio della pittura romanica emiliana. L’arazzo che rappresenta Giasone e Medea sul vascello degli Argonauti è un esemplare superstite dei numerosi arazzi di proprietà dei Gonzaga di Novellara. Il manufatto, opera di Giovanni Rost, famoso arazziere fiammingo che lavorò per Cosimo I de’ Medici a Firenze, è stato acquistato, nel 2003, dal Comune di Novellara ad un’asta a Milano. In alto è tessuto lo stemma dei Gonzaga e l’iscrizione “Alphonsus Gonzaga Novellarie Comes 1554”.

Sono presenti anche affreschi che decoravano la sala centrale del Casino di Sopra – residenza estiva dei Gonzaga fatta costruire nel 1542 da Costanza da Correggio – furono commissionati a Lelio Orsi dalla contessa Barbara Borromeo e dal conte Camillo I. Erano distribuiti su tre ordini e formavano in quello superiore un fregio continuo tramite figure allegoriche distese, fiancheggiate da cariatidi e telamoni. Le allegorie della guerra e della pace, con le attività a questa connesse dell’Agricoltura e delle Arti, sovrastavano il progetto decorativo della sala che comprendeva le raffigurazioni delle divinità e, in basso, distribuiti su due pareti opposte, quattro busti monocromi. Si tratta del più vasto e articolato progetto decorativo di Lelio Orsi, che qui espresse compiutamente attorno al 1560 la più avanzata cultura figurativa emiliana, aggiornata sui moderni esempi delle decorazioni romane (ex affreschi di Castel S.Angelo e a Loreto) e di quelle di alcuni ambienti bolognesi come Palazzo Poggi. Furono strappati dalla loro sede originaria nel 1845 dal restauratore centese Giovanni Rizzoli. Dopo molte vicissitudini giunsero a Zurigo nel 1937 dove nel 1973 li acquisto` lo Stato italiano che li diede in consegna alla Soprintendenza di Modena e Reggio. Da allora sono affidati al Museo di Novellara.

Nel museo anche una tavoletta dell’Annunciazione dipinta da Lelio Orsi probabilmente per Alfonso Gonzaga ed è possibile che in seguito sia stata donata al cardinale Alessandro d’Este o a suo fratello Cesare, primo duca di Modena e Reggio. Di sicuro fu spedita da Modena a Roma nel 1618 dove la ritroviamo nel 1679 in possesso del padre filippino Sebastiano Resta. In quella data un gruppo di artisti, fra i più prestigiosi, firmava una dichiarazione collettiva (incollata nel verso del quadro) nella quale l’Annunciazione veniva attribuita ad Antonio Allegri detto il Correggio. Dopo vari passaggi di proprietà la vide a Roma, ricomparsa sul mercato antiquario, il grande critico d’arte Federico Zeri che la rese nota come opera dell’Orsi. Il Comune di Novellara l’ha acquistata nel 2002 . L’opera, dopo diversi secoli è tornata nel luogo dal quale era partita. Infine una serie dei ritratti di alcuni personaggi della famiglia Gonzaga di Novellara, dal Cinquecento alla fine della dinastia (1728): Camillo I,  Vittoria di Capua, Alfonso Carlo Gonzaga, Camillo III, Matilde d’Este, Filippo Alfonso, Ricciarda Gonzaga Cybo.
Molto preziosa è una raccolta dei vasi da farmacia del Museo, fra le più ricche e preziose esistenti in Europa. Si tratta per la maggior parte di pezzi provenienti dall’antica spezieria del Convento dei Gesuiti di Novellara, attiva già pochi anni dopo la fondazione del convento (1571). Una parte cospicua degli albarelli, delle brocche e dei boccioni, ornati con il vivacissimo gusto coloristico veneziano, è della fine del Cinquecento. Ogni vaso è contrassegnato dallo stemma dei Gesuiti e nel cartiglio sottostante è indicata la sostanze contenuta, in italiano o in latino. In quantità notevole sono presenti anche albarelli, brocche e boccioni di ceramica “ingobbiata”, prodotte in un centro minore, probabilmente a Sassuolo, nella prima metà del Settecento. La serie dei grandi vasi, la più preziosa, con raffigurazioni di carattere sacro o mitologico è riferibile invece all’ambiente artistico lodigiano della metà del Settecento. Della raccolta fanno parte anche le bottiglie veneziane settecentesche di vetro soffiato, incise e dipinte con smalti policromi e i numerosi vasetti in vetro esposti.

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    10-12.30 / 15.00-18.30

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