La Prugna Zucchella di Lentigione

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Lentigione detiene un primato nella produzione e valorizzazione della prugna zucchera. La pianta, introdotta e valorizzata durante la permanenza della duchessa di Parma Maria Luigia, moglie di Napoleone, produce frutti succosi e prelibati molto apprezzati in marmellate e nella farcitura di crostate e tortellini dolci.

La coltivazione della prugna, come per quasi tutte le altre piante da frutto, non è diffusa in modo significativo nella nostra provincia. C’è però una realtà molto piccola, ma estremamente importante dal punto di vista della salvaguardia della biodiversità e delle tradizioni: la Prugna Zucchella di Lentigione di Brescello.

Fra le vecchie varietà di susine europee coltivate in Emilia Romagna, ce ne sono alcune, simili fra loro, che vengono chiamate Zucchella (o Mischina o Collenghina) tra Piacenza e Reggio, oppure Damaschina a Modena e Bologna, Favorita del Sultano a Ferrara. La Zucchella è segnalata da fonti storiche a Parma ai tempi di Maria Luigia d’Austria, ovvero nei primi decenni dell’800. Nel reggiano non c’è nessuna citazione storica specifica, ma la bassa reggiana fino a Guastalla all’epoca faceva parte del ducato parmense. A Lentigione comunque sono rimaste ancora molte piante di prugna Zucchella: erano gli alberi che in questa zona si utilizzavano da maritare alla vite per la piantata e, anche se oggi le viti sono scomparse, molti filari sono sopravvissuti. Il terreno di Lentigione produce delle prugne molto dolci, che spuntano ottimi prezzi sul mercato di Parma e che in loco, tradizionalmente, vengono trasformate in confetture. La Zucchella è molto adatta per questo utilizzo, grazie all’elevato tenore zuccherino: basta infatti solo un 10% di zucchero aggiunto nel prodotto. Questa prugna ha anche la peculiarità di poter essere usata per produrre un succo di frutta, cosa che probabilmente ne ha determinato il nome (zucchella da sughella).

Recentemente è nata l’Associazione per la valorizzazione della prugna di Lentigione, costituita dai produttori per dare nuovo impulso alla coltivazione: sono nati infatti nuovi impianti e viene prodotta e commercializzata una confettura.

Tra gli anziani della zona c’è una storia relativa all’arrivo della prugna Zucchella: si narra che all’epoca di Maria Luigia a Lentigione ci fu una epidemia che svuotò le campagne e la duchessa decise di ripopolarle facendo giungere coloni slavi, dalle terre che allora erano sotto gli Asburgo. Questi contadini, si ipotizza, portarono con sé talee della loro amata prugna, che utilizzavano per produrre il distillato ottenuto dalla loro fermentazione, la Sljivovica. In effetti in Bosnia Erzegovina, ad esempio, esiste una prugna del tutto simile alla nostra Zucchella. Un agricoltore del luogo, Vaccari Nelso, testimonia dell’origine slava della sua famiglia, giunta con un flusso migratorio. Se si tratti di leggenda o realtà, solo eventuali ricerche storiche potranno stabilirlo. Per ora il Comune di Brescello ha commissionato una ricerca ad un gruppo dell’Università di Bologna, guidato dal Prof. S. Sansavini, volta a determinare se la Zucchella di Lentigione sia uguale o diversa dalle altre simili susine presenti in regione. Lo studio è stato basato sia su indagine fenologica-pomologica, che su indagine genetico-molecolare (fingerprinting), ponendo a confronto diverse accessioni: la Zucchella di Parma, quella di Lentigione, altre del bolognese e del reggiano e la Favorita del Sultano ferrarese. I risultati ci hanno detto che la Zucchella parmense e di Lentigione sono la stessa cosa, mentre le altre in realtà derivano dalla cultivar americana Giant, fatta eccezione per una varietà faentina chiamata Fiaschina, che risulta a sé stante.

Questo è un risultato molto importante, che dimostra che la prugna di Lentigione è frutto autoctono; per varietà autoctone, secondo la legge regionale sulla biodiversità, si intendono varietà che, seppure di origine esterna al territorio emiliano-romagnolo, sono state introdotte da lungo tempo e si sono integrati tradizionalmente nell’agricoltura regionale.

Produttori della prugna zucchella

Col nome prugna zucchella si conoscono in Emilia Romagna diverse tipologie di prugne, ma analisi genetiche effettuate dall’Università di Bologna hanno dimostrato che la zucchella presente a Brescello e a Parma è una cultivar autoctona e distinta dalle altre. Qualcuno ha ipotizzato origini slave, immaginando che sia stata portata a Brescello dai coloni chiamati da Maria Luigia a ripopolare la zona di Lentigione: questa “storia” è nota agli anziani agricoltori. La zucchella matura in luglio, è molto dolce, si vende appena raccolta o entra in confetture per le quali è sufficiente aggiungere pochissimo zucchero. In zona la pianta era usata un tempo come sostegno della vite, ma i vigneti si sono ridotti e così la sua coltivazione. A Brescello è nata un’associazione di una decina di produttori, che raccolgono annualmente 800-900 quintali di prodotto e ne trasformano una parte in 6000-7000 vasetti di confettura, oltre a promuovere la conoscenza dell’antica cultivazione.

Area di produzione
Brescello, provincia di Reggio Emilia

Associazione per la valorizzazione della Prugna di Lentigione

via Salvemini, 16 – 42041 Lentigione di Brescello (RE)

Referente: Enzo Soliani

Tel. +39 0522 680300 – 340 0535879

Il Comune di Brescello, in collaborazione con alcune associazioni del territorio, in particolare con l’Associazione per la valorizzazione della Prugna di Lentigione, ha avviato diverse attività al fine di salvaguardare la tipicità di questa particolare varietà di frutto coltivata fin dai tempi antichi nel territorio di Lentigione, frazione del Comune di Brescello.

Di colore viola intenso, la Prugna di Lentigione frutto di stagione che viene raccolto e consumato fresco dall’ultima decade di luglio all’ultima decade di agosto; buona e succulenta, di sapore che varia, a seconda del periodo di raccolta, dal leggermente aspro al dolce, si gusta volentieri a fine pasto o come spuntino, ma viene ricercata soprattutto per la produzione di squisite marmellate.

La decisione di promuovere la Prugna di Lentigione attraverso una piccola produzione di marmellata, a carattere sperimentale, nasce dal desiderio di fare conoscere il prodotto al di fuori dei confini di questa terra già ricca di tesori culinari e di valorizzare una tradizione centenaria, tramandata di madre in figlia, oltre che il sapiente e faticoso lavoro dei contadini che qui la producono nel rispetto della natura.

Gustando la nostra marmellata si potrà rivivere l’atmosfera delle mitiche ed abbondanti colazioni di Peppone e Don Camillo che amavano consumarla semplicemente spalmata sul pane o nella famosa crostata. Va infatti ricordato che il territorio di Lentigione è stato spesso utilizzato per le scene in campagna dei famosi film; proprio qui, nella Corte di S. Giorgio, riprodotta su questa confezione, la stalla nella quale i nostri eroi mungono insieme le vacche nel primo film della serie.

La dolce “Zucchella” di Lentigione

Piccola e soda ma tanto succosa. In una parola buona. L’origine dell’appellativo Zucchella  sembri derivi proprio da questa sua caratteristica “Suchéla”, cioè piena di sugo. Ma se dell’etimologia si sa poco, sembra invece sicura la modalità del suo arrivo nella zona di Brescello, in provincia di Reggio Emilia: a importarla sarebbe stata Maria Luigia d’Austria, il cui ducato all’inizio dell’Ottocento si estendeva fino alla zona di Guastalla (la denominazione completa era, infatti, ducato di Parma, Piacenza e Guastalla). Sembra che la duchessa apprezzasse molto queste susine, portate qui dalla manodopera di origine slava che aveva chiamato nelle sue terre. In provincia di Reggio Emilia è attualmente coltivata soprattutto a Lentigione, in comune di Brescello, dove esistono numerosi impianti specializzati per una superficie di circa 6 ettari; da questa tradizione locale è derivata la denominazione “Prugna di Lentigione”.  Il Comune di Brescello e i produttori, riuniti nella “Associazione per la valorizzazione della prugna di Lentigione”,  hanno avviato iniziative rivolte ad una migliore conoscenza della varietà e alla sua valorizzazione. I terreni un tempo bagnati dal Po offrono l’habitat migliore per la coltivazione di questa varietà di susina perché il terreno è ricco di ferro e di elementi che conferiscono al frutto una maggiore dolcezza. Il loro alto contenuto zuccherino  consente di ottenere marmellate di ottima qualità con l’aggiunta di pochissimo zucchero: soli 100 grammi per  un chilogrammo di polpa. Nella marmellata di Prugne di Lentigione c’è solo il 10% di zucchero, una percentuale che non ha paragoni in altre confetture.

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