I LUOGHI ALLEGRIANI IN CORREGGIO, DALLA CASA DEL PITTORE AL PALAZZO DEI PRINCIPI

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Al fine di comprendere meglio la vita e le opere del Correggio si possono ripercorrere, in un significante itinerario conoscitivo, quelle strade e quei portici della sua città natale che egli stesso attraversava a passi forti e misurati, e che sicuramente diedero echi profondi al suo animo. Si potrà così cogliere fino in fondo quell’attaccamento al luogo natio, quella temperie umana che egli non perse mai, pur affrontando le grandi commissioni che lo fecero protagonista in Parma e in Mantova.
La visita consigliata ai luoghi allegriani inizia dalla casa natale dell’artista per incamminarsi lungo via Borgovecchio, via Santa Maria, la centrale Strada Maestra (ora corso Mazzini) e via Roma; di qui l’imbocco al Borgo Nuovo, per poi giungere dalla “contrada lunga” (ora via Cairoli) al Palazzo dei Principi, sede nel ‘500 dei Conti da Correggio.

PRIMA TAPPA. LA CASA DEL CORREGGIO E IL “CORREGGIO ART HOME”
La famiglia degli Allegri risiedette stabilmente nel Borgovecchio, la zona della città che ospitava le botteghe artigiane, dove un avo di nome Giacomo acquistò una casa nel 1446, ampliata successivamente nel 1529. L’edificio fu abitato da Pellegrino e dal grande figlio Antonio (1489-1534), e fu venduto dal figlio di questo, Pomponio, nel 1550. Da allora passò attraverso diversi proprietari e semplici usi anche se la memoria del luogo rimase assai viva. Padre Sebastiano Resta, celebre studioso e raccoglitore, venendo da Roma la visitò in pellegrinaggio nel 1690, accompagnato “da diciassette eruditi cittadini”, e ne ricorda – oltre alla morfologia – il sito preciso “alla fine del Portico Longo, allo spalto delle mura della città”. Nel 1752 il Fattore Ducale Francesco Contarelli la acquistò, ma le precarie condizioni dello stabile lo indussero a procedere immediatamente alla demolizione e alla riedificazione dell’edificio, tra il 1754 ed il 1755. La casa fu ben presto adibita a ricovero per carrozze e a stalla. In seguito, nel 1854, una Società di ventuno cittadini la riscattò, donandola nel 1880 al Municipio di Correggio con lo spazio circostante. Di qui, in concomitanza con il Monumento del Vela, la “consacrazione” alla memoria del Maestro con l’apposizione del cippo, con l’iscrizione di Prospero Viani e del medaglione di Eusebio Casalgrandi, e con la creazione del giardino. Mezzo secolo più tardi, nel 1931, vi fu trasferito l’Asilo infantile con lo scopo di recuperare a nuova dignità l’immobile, uso che mantenne fino al 1964. Nei decenni che seguirono ospitò altri uffici pubblici e, negli ultimi tempi, associazioni culturali, tra cui la Fondazione “Il Correggio”. Dal 2007, vi trovano definitiva sede gli uffici della “Fondazione Il Correggio” ed il Centro di Documentazione sul pittore, ossia il ‘Correggio Art Home’.
Il “Correggio Art Home” è un centro di documentazione e studi, dedicato alla vita e alle opere di Antonio Allegri, nato a seguito del radicale restauro del 2006-2007 voluto dalla volontà e dall’impegno economico dell’Amministrazione comunale e ora dato in gestione alla Fondazione Il Correggio. Si tratta di un nuovo polo culturale, una struttura moderna e funzionale in cui è possibile reperire tutte le informazioni, i dati, le notizie, i documenti, le pubblicazioni e le immagini delle opere riguardanti il celebre artista rinascimentale. Oltre alla sezione scientifica, il centro è dotato di una sezione didattica-divulgativa e svolge un’attività coivolgente-spettacolare, con soluzioni originali (visione di filmati multimediali sulla vita e le opere del Correggio, fruibili su pc in postazione libera o nella sala experience).
La sezione scientifica è stata realizzata con l’inserimento e la catalogazione di tutto il materiale già in possesso della Fondazione Il Correggio: in particolare volumi antichi, titoli attuali e articoli di riviste specializzate. Oggi la biblioteca del centro si compone di 400 volumi in visione, e gode dell’abbonamento a tutte le più importanti riviste specializzate in arte. E’ stato creato, come supporto allo studio, un sito internet aggiornato (www.correggioarthome.it) con una banca dati bibliografica on line (2.200 titoli di testi inseriti e articoli di riviste scaricabili da pdf) e la schedatura di tutti i dipinti dell’artista (con analisi critica, immagine di riferimento e di confronto, citazioni).
Il Correggio Art Home realizza inoltre un’intensa attività divulgativa con incontri e conferenze per il pubblico di appassionati, continue iniziative didattiche per le scuole di ogni ordine e grado sviluppando progetti originali e personalizzati finalizzati allo studio e alla conoscenza del pittore.

SECONDA TAPPA: LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA MISERICORDIA  
Proseguendo per via Borgovecchio all’angolo con via Santa Maria si incontra, sotto i portici, la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, edificata su un’altra preesistente all’inizio del sec. XVII; l’edificio, con l’annesso ospedale e gli ambienti della vita comune dei Confratelli, fu vivamente attivo per secoli, nell’assistenza agli infermi e fu il perno religioso del quartiere popolare di Borgovecchio, dove appunto il Correggio risiedeva. La chiesa era retta da una antica Confraternita, una associazione di laici che nei secoli aveva arricchito l’edificio di suppellettili di grande pregio. Nel 1782, per volontà del Duca di Modena Ercole III d’Este, il Governatore di Correggio, soppresse la Confraternita di Santa Maria, trasferendone i beni alla Congregazione di Carità. Tutti gli arredi sacri furono messi all’asta e la chiesa chiusa al culto. In seguito una semplice associazione di cittadini costituì una Pia Unione che rimase attiva fino agli anni Quaranta del Novecento, proseguendo la sua opera di devozione alla Madonna, come previsto dal proprio statuto. Attualmente però la chiesa è inagibile e priva degli arredi, ma nel ‘500 ospitava almeno tre opere del Correggio. Qui avevano trovato posto, sia il “Trittico dell’Umanità di Cristo”, ricostruito in questa importante mostra, sia la pala d’altare, detta “I Quattro Santi”. Il trittico era stato realizzato da Antonio Allegri probabilmente intorno al 1525. Si componeva di tre opere su tavola che contornavano un gruppo a tuttotondo in terracotta policroma, raffigurante una Madonna leggermente inclinata con il Bambino seduto sulle ginocchia e benedicente. Quasi un secolo dopo, nel 1613, la Confraternita decise di vendere l’opera a Siro d’Austria, signore di Correggio. Purtroppo da quel momento se ne persero le tracce. Del pannello centrale (raffigurante il Cristo in Gloria) esiste oggi una copia presso la Pinacoteca Vaticana di Roma (anche se l’alta qualità del dipinto fa apparire non del tutto infondata l’idea di chi crede trattarsi dell’originale del Correggio); dei due laterali, il San Giovanni Battista e il San Bartolomeo si ha conoscenza attraverso copie di privati. Più certa invece è la storia del dipinto dei Quattro Santi, (Santi Pietro, Marta, Maria Maddalena, e Leonardo) la cui committenza è legata ad un lascito testamentario del correggese Melchiorre Fassi. La pala d’altare fu probabilmente dipinta dall’Allegri intorno al 1516-1517 e rimase all’interno della chiesa almeno fino al 1776. Nei primi anni dell’Ottocento l’opera figura nella collezione del barone Ashburton a Londra, per essere definitivamente ceduta, nel 1912, al Metropolitan Museum of Art di New York dove si trova esposta ancora oggi. La terza opera conservata nella chiesa era la “Madonna con bambino”, detta Madonna dei limoni, un affresco trafugato nel 1787, su ordine del Duca Ercole III, che voleva “recuperare” un’opera dell’Allegri per la Galleria di Modena; in quell’occasione si notò che esso era applicato su un pezzo di muro (“legato con ferro”) e che doveva essere stato portato qui da un altro edificio, forse dalla Collegiata di San Quirino, data la presenza di questo Santo. Sono infatti identificabili, oltre alla Madonna con in grembo il Bambino, San Francesco e San Quirino: quest’ultimo regge con la sua mano destra una tavoletta portante il modellino della città di Correggio e con la sinistra la mitria vescovile.

TERZA TAPPA: LA CHIESA DI SAN FRANCESCO
Alla fine di via Santa Maria si attraversa il corso principale della città, corso Mazzini, per imboccare via Roma, alla fine della quale si trova la chiesa di San Francesco. Realizzata in stile tardo gotico lombardo tra la fine del XIV e l’ultimo quarto del XV secolo, ma arricchita della conchiglia decorativa rinascimentale, tipica dei frati minori dell’Osservanza, fu luogo di sepoltura dei Conti da Correggio e del pittore Antonio Allegri. L’edificio, a tre navate procede in tre campate maggiori, con colonne polistili alternate a colonne cilindriche con capitelli in pietra, dopo varie vicissitudini, comprensive del sisma del 1996 e vari restauri, viene finalmente riaperto quest’anno in occasione delle celebrazioni sul Correggio.
Nel ‘500 vi erano collocate due importanti opere del giovane artista: la pala dell’altar maggiore, detta “Madonna di San Francesco” (oggi a Dresda) e “Il riposo durante la fuga in Egitto, con San Francesco” (oggi agli Uffizi di Firenze). Il Correggio ricevette, per la prima opera, la commissione nel 1514 dal priore dei francescani, in seguito al lascito di Quirino Zuccardi. Scelse di rappresentare la Madonna con il Bambino in trono, fra i Santi Antonio da Padova, Francesco, Caterina d’Alessandria e Giovanni Battista. La pala, terminata nella primavera del 1515, rimase sull’altare maggiore della chiesa fino al 1663, quando il duca Francesco I d’Este se ne impossessò facendola sottrarre di notte. Il “Riposo durante la fuga in Egitto, con San Francesco” fu eseguito dal Correggio presumibilmente intorno al 1520, su commissione del correggese Francesco Munari. Il soggetto del quadro è tratto dai vangeli apocrifi e ritrae la sosta nel deserto della Sacra Famiglia, nel momento in cui San Giuseppe porge al Bambino alcuni datteri colti da una palma. Importanti ne sono i significati simbolici, compresa la singolarissima presenza di San Francesco d’Assisi.          Interessante notare che la chiesa, senza lo spazio per il sagrato prospiciente, era inserita in quello che al tempo fu chiamato Borgo nuovo. Tale quartiere era una vera e propria addizione che si effettuava all’antico “castrum” verso ovest, in contrapposizione col vecchio borgo posto a nord del nucleo cittadino, oltre il tracciato dell’antico fossato. Era l’unica zona ad avere un sistema viario rettilineo (imperniato su quella che popolarmente fu sempre chiamata “contrada lunga”) con un sistema di piazze ben studiato e un catasto abitativo di carattere più ferrarese che non tradizionale locale: vi si nota infatti la scarsità di portici, in dissonanza dal resto dell’agglomerato urbano.

QUARTA TAPPA: LA SEPOLTURA.  (IL LAPIDARIO DI SAN FRANCESCO)
Sotto i portici di via Roma si possono incontrare, all’ingresso del Liceo Corso che fa angolo con un lato della chiesa di San Francesco, molte lapidi, tra cui quella commemorativa del Correggio fatta apporre nel 1647 da don Girolamo Conti sulla tomba del pittore, quando ancora si trovava all’interno dell’edificio religioso, che era anche il luogo di sepoltura della famiglia Allegri. Nel 1641 i resti furono esumati per consentire l’ampliamento della chiesa e quindi provvisoriamente spostati nel chiostro. La targa marmorea invece fu collocata all’esterno, nel lapidario addossato al vecchio convento francescano. Dei vari misteri che aleggiano intorno alla figura dell’artista, quello del punto preciso che conservi le sue spoglie rimane il più affascinante. Per secoli infatti le ossa del pittore sono state soggette ad una serie di smarrimenti, riscoperte fortunose e falsi riconoscimenti.
Diamo la traduzione dal latino della citata lapide del Correggio:
A Dio Onnipotente Massimo (D.O.M)

Al cittadino Antonio Allegri detto il Correggio
Che per arte pittorica e probità di costumi fu esimio
Pose questo monumento Girolamo Conti concittadino.

Così ci separi, o amara morte.

Morì nell’anno della nostra salute 1534
essendo la sua età di anni 40

QUINTA TAPPA: IL MONUMENTO AD ANTONIO ALLEGRI
Ritornando indietro da via Roma e ripercorrendo i portici di corso Mazzini, si può incontrare sulla destra via Montepegni che ci introduce nella piazza San Quirino, ottenuta in occasione della collocazione della statua del Correggio. Si tratta di un monumento in marmo bianco di Carrara, di dimensioni all’incirca doppie rispetto al naturale, realizzata dallo scultore ticinese Vincenzo Vela (1822-1891), grazie al lascito testamentario di diecimila lire del pittore correggese Luigi Asioli. La posa del monumento dell’Allegri, nel 1880, fu l’evento con cui la città di Correggio restituì piena dignità al Correggio. Per l’occasione infatti il Comune decise di creare la grande piazza, abbattendo alcune costruzioni tardomedievali che ancora esistevano, e conferì maggior decoro alla zona, ristrutturando tutte le facciate dei palazzi circostanti.

SESTA TAPPA: IL PALAZZO DEI PRINCIPI
Lasciandosi alle spalle piazza San Quirino e proseguendo per Corso Cavour (l’antica Piazza Castello) si incontra il Palazzo dei Principi, il maggiore edificio rinascimentale della città, simbolo dell’epoca d’oro della signoria dei Da Correggio. Il palazzo, completato nel 1508, fu sede della corte del casato fino alla sua decadenza nel 1633 e divenne il polo di attrazione della vita politica e sociale della contea, riuscendo a promuovere nel periodo del suo apogeo – tra il 1450 e il 1550 – un’immagine esterna che abbinava la nobiltà dello spirito, al fascino della cultura e dell’arte. Il suo impianto mostra un chiaro influsso della cultura ferrarese; la tradizione, pur in assenza di documenti certi, ma confortata anche dall’analisi dei caratteri architettonici e plastici dell’edificio, assegna la progettazione dell’edificio a Biagio Rossetti. Un prezioso portale istoriato permette l’accesso al palazzo; si tratta di un capolavoro del Rinascimento emiliano, impreziosito da un vasto repertorio di figurazioni, tipiche della cultura delle grottesche e “all’antica”, che decorano le due paraste laterali. Sull’architrave campeggia, tra due grifoni che lo sorreggono, lo stemma comitale dei da Correggio. Entrando nel cortile interno, scandito da cinque campate nei lati minori e sette in quelli maggiori, si notano le due vere da pozzo; una, in fondo a sinistra, goticheggiante è quella originaria del Palazzo mentre quella collocata a destra verso lo scalone di accesso al piano nobile proviene dall’antica Piazza delle Erbe (ora Piazza Garibaldi).
Attualmente l’edificio ospita gli Istituti Culturali della città e il Museo Civico con una significativa collezione d’arte: una serie di arazzi fiamminghi del XVI sec., il dipinto di Andrea Mantegna “Il Redentore”, opere di Panetti, Preti, Donnini e altri artisti dal XVI al XX sec. oltre a tre opere di Antonio Allegri acquistate dalla Fondazione Il Correggio. La prima “Volto di Cristo”, una tavola del 1518, raffigura la testa di Cristo incoronato di spine che si volge a guardare, quasi parlando, verso un interlocutore fuori spazio. La seconda “La Pietà”, una tavola del 1516-17, rappresenta il Cristo morto posato sulle ginocchia di Maria, che è seduta presso il sepolcro, contro un rialzo denso di vegetazione. Infine vi sono conservati i disegni a sanguigna su foglio unico bifacciale con due Apostoli in piedi su un parapetto attorno a una finestra circolare, con Efebi seduti su una balaustra (recto) e studi architettonici (verso).
Le opere del Correggio si trovano esposte al piano nobile del palazzo, nell’ala ovest, nella “Sala del Camino” caratterizzata dal fregio affrescato detto “del Nettuno”, di influenza ferrarese, dove figure mitologiche e fantastiche si susseguono le une alle altre e dove le sirene usano gli strumenti musicali  dell’epoca (viola da braccio, liuto, tromba marina, corno singolo e doppio, tromba ricurva). Completano la sala un monumentale camino lapideo tardo quattrocentesco e il soffitto a cassettoni, suddiviso in dodici grandi lacunari a rosette dorate, finemente dipinti.

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