chiesa di Santa Maria della Misericordia

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L’origine di questa chiesa va collegata all’attività della confraternita dei Verberati di S.Maria della Misericordia, già presente a Correggio nel 1316. La soppressione della confraternita risale al 1782. Da allora e fino al 1796, data della riapertura al culto, essa diventa deposito e mercato di fascine. In seguito all’estinzione della confraternita l’edificio conosce un quasi totale abbandono fino a giungere ai recenti lavori di restauro. La facciata della chiesa, su via Santa Maria, è preceduta da un avancorpo porticato con quattro pilastri ed archi a tutto sesto in mattone a vista. Sotto il portico, voltato a crociera, l’ingresso è preceduto da un portone ligneo policromo del secolo XVIII. Il fianco destro della Chiesa è scandito da lesene e finestre bifore ogivali. Nel 1833 si costruisce il piccolo campanile che si scorge sul fianco. La Chiesa risulta ora chiusa al culto e non visitabile. Nella chiesa si trovavano il “Trittico dell’Umanità di Cristo” sia la pala d’altare detta “I Quattro Santi” di Antonio Allegri detto Il Correggio.

PER SAPERNE DI PIU’

Il trittico era stato realizzato da Antonio Allegri probabilmente intorno al 1525. Quasi un secolo dopo, nel 1613, la Confraternita decise di venderla a Siro d’Austria, signore di Correggio. Il pannello centrale (raffigurante il Cristo) è conservato presso la Galleria Vaticana di Roma; del San Bartolomeo si ha conoscenza attraverso una copia, mentre l’originale del pannello raffigurante San Giovanni Battista potrebbe trovarsi, secondo taluni studiosi, in una collezione privata inglese.

Più certa è la storia dei Quattro Santi, la cui committenza è legata ad un lascito testamentario del correggese Melchiorre Fassi. La pala d’altare fu probabilmente dipinta dall’Allegri intorno al 1516-17 e rimase all’interno della chiesa fino a 1776. Nei primi anni dell’Ottocento l’opera figura nella collezione del barone Ashburton a Londra, per essere definitivamente ceduta, nel 1912, al Metropolitan Museum of Art di New York dove si trova esposta ancora oggi.

Nell’anno delle grandi mostre sul Correggio, il 2008, dopo l’esposizione organizzata alla Galleria Borghese a Roma e quella alla Galleria Nazionale a Parma, anche la Fondazione “Il Correggio” aveva progettato e realizzato una mostra intitolata Il Correggio a Correggio, protagonisti e luoghi del Rinascimento, presieduta da Antonio Paolucci, tenutasi nella città natale dell’artista, fra l’ottobre 2008 e il gennaio 2009. Il principale fulcro tematico dell’esposizione fu la ricostruzione del celebre Trittico dell’Umanità di Cristo dipinto da Antonio Allegri detto il Correggio fra il 1523-24 per l’altare maggiore della chiesa di Santa Maria della Misericordia, eretta dall’omonima confraternita nel quartiere di Borgovecchio di Correggio. L’opera fu poi smembrata e parzialmente dispersa in seguito ad alterne vicende che iniziarono con l’acquisto, nel 1613, da parte del principe Siro da Correggio. Già inserito in una monumentale ancona lignea dorata, collocata fino alla soppressione del sodalizio nel  1782 sull’altare maggiore della chiesa correggese, grazie agli studi di Gianluca Nicolini è stato possibile ricostruire, in occasione della mostra, un ipotetica immagine del complesso architettonico ideato dal Correggio.

Il Trittico fu, infatti, realizzato allo scopo di costituire una ampio apparato scenico devozionale, in grado di inglobare l’antica statua della Madonna con Bambino, anche detta della Misericordia (attribuita nel 2004 da Giancarlo Gentilini a Desiderio da Settignano). Si componeva di tre distinti dipinti: una tela sommitale raffigurante un Creatore in gloria, e due laterali con le figure di San Giovanni Battista e San Bartolomeo apostolo. Dei due laterali ad oggi non si conoscono gli originali ma solo copie sei – settecentesche, mentre del dipinto apicale raffigurante il Creatore o il Redentore (diversamente nominato nel corso dei secoli) si conosceva dal 1831 l’esistenza presso la Pinacoteca Vaticana, di un’antica copia, forse carraccesca la cui autenticità era stata lungamente dibattuta. Gli studi condotti sulla tela della Vaticana, in preparazione della mostra correggese del 2008, aprirono nuove ipotesi attributive, impegnando la Fondazione in un lungo e complesso lavoro per il riconoscimento dell’autografia del Correggio.

I pentimenti e le correzioni prospettiche visibili anche ad occhio nudo sia sul torace sia sulle braccia del Creatore, la chiara e cristallina luce che fuoriesce dal retro della testa del Signore e dei cherubini molto simili a quelli dipinti dall’Allegri nelle cupola di San Giovanni evangelista a Parma, bimbetti vivaci e paffuti che piano piano svaniscono nell’etere per confondersi con l’aria del Divino, sono i segni evidenti dell’arte del Pittore delle Grazie, per usare un termine caro ad Anton Raphael Mengs. L’autografia della tela vaticana, pur essendo già stata in passato supposta da diversi studiosi, non fu mai realmente approfondita e motivata, attraverso uno studio organico e completo che tenesse presenti sia le ragioni dell’arte sia della storia. Di qui la partenza di un’indagine storica, iconografica e identificativa da parte della Fondazione il Correggio.

Dal 2008 ad oggi sono state condotte rigorose ricerche d’archivio, scandagliando i documenti sparsi tra gli archivi di Correggio, Reggio Emilia, Modena, Mantova, Venezia e Roma, cercando di ricostruire 400 anni di storia che confermassero la coincidenza fra la tela vaticana e il dipinto centrale del Trittico. I numerosi passaggi di proprietà, dall’uscita delle tele da Santa Maria della Misericordia fino all’arrivo del Creatore nelle collezioni Vaticane, sono stati pazientemente ricostruiti per via documentaria diretta o indiretta.

Dopo due anni di studi e ricerche, non rimaneva che presentare ai Musei Vaticani attuali proprietari dell’opera il risultato di questo grande impegno così da instaurare un fruttuoso e obbligato rapporto di collaborazione che consentisse l’analisi diretta del dipinto. La grande sensibilità e fiducia di Antonio Paolucci direttore dei Musei Vaticani, da sempre nutrita verso il lavoro svolto dalla Fondazione, ha permesso di affiancare ai risultati storico-artistici quelli materici, derivanti dall’analisi diagnostica del dipinto.

Le analisi condotte dal Laboratorio di diagnostica e restauro dei Musei Vaticani (radiografia, fluorescenza ultravioletta indotta, scanner infrarosso, infrarosso a falsi colori, fluorescenza a raggi x) hanno permesso di fugare ogni dubbio sull’autenticità della tela, certificando la veracità materiale del dipinto e permettendo di completare il puzzle, che così ricomposto ripropone agli studiosi ed appassionati d’arte di tutto il mondo, e alla Santa Sede Apostolica un autografo di Correggio da troppo tempo negato.

 

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