Chiesa della Beata Vergine della Porta

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La costruzione della chiesa della Beata Vergine della Porta è legata all’affresco della “Madonna con Bambino”, realizzato da Damiano Padovani, di cui si tramandano vari miracoli tuttora vivi nel ricordo popolare.
La piccola immagine della Madonna col Bambino con ai piedi San Francesco e San Carlo Borromeo fu dipinta attorno al 1646 dal guastallese Damiano Padovani, su commissione di due ufficiali e col contributo degli stessi soldati che stavano di stanza, sul muro della porta di San Francesco.
I turni di guardia svolti sotto la porta, l’accensione dei fuochi per riscaldarsi e gli eventi che colpirono la città rovinarono precocemente l’immagine, che annerita dal fumo finì nell’oblio.
Non tutti, però, persero la memoria dell’affresco. Tra questi vi era un ex-soldato che aveva prestato servizio sotto la porta: Giovanni Battista Zagni, con la vecchiaia affetto da grave cecità.
Un’analisi dei testi permetterebbe di ricostruire gli eventi che precedettero il miracolo. Pochi giorni dopo Natale, Zagni uscì dalla città, ma a causa della sua cecità, cadde in un fossato nei pressi della porta. Invocando la “sua” Madonna ne uscì indenne e addirittura completamente asciutto. Nel ringraziare la Vergine, gli sembrò di recuperare un poco la vista, così il 28 gennaio si recò in città per accendere una candela sotto quell’immagine della Madonna che gli aveva fatto compagnia durante le notti di guardia alla Porta. Per errore capita nella casa di un conoscente, Fabio Ruina che acconsentì ad accendere la candela per lui il sabato seguente, ossia il 31 gennaio. Al momento dell’accensione, Zagni recuperò completamente la vista.
Il sabato successivo i due figli di Ruina, gravemente malati, recuperano completamente la salute dopo che il padre accese una candela ed un “lampadino” alla Madonna dello Zagni. Era il 7 febbraio 1693 e la notizia dei miracoli fece il giro della città.
Seguirono altri miracoli come lo storpio Domenico Bertarelli, nativo di Torricela nel mantovano, che riprese a camminare dopo aver pregato sotto l’immagine della Madonna oppure Anselmo Bertoni di Mantova, costretto su una sedia a causa di febbri, riuscì a guarire.
Un collegio tecnico di teologi e medici presieduti dal Vicario Abbaziale analizzarono i fenomeni e dichiararono l’immagine della Madonna, come miracolosa e degna di benedizione. L’evento fu accompagnato da celebrazioni e in quell’occasione fu deciso di edificare una grande chiesa per proteggere l’affresco dalle intemperie e per accogliere i visitatori.
Già nell’agosto del 1693 fu posta la prima pietra dell’edificio. Il progetto architettonico fu commissionato al reggiano Prospero Mattioli e furono raccolti finanziamenti in vario modo. Su tutto il territorio fu organizzata una questua che avrebbe permesso ai finanziatori di ricevere un tornaconto in messe da celebrarsi nell’erigenda chiesa.
Il santuario fu terminato nel luglio 1701 e l’affresco fu asportato dalla porta, tagliando il muro su cui era stato dipinto e trasferito all’interno della chiesa. Tuttavia l’apertura ufficiale al culto con solenne benedizione avvenne il 1° Luglio 1703 dopo specifico interessamento della Duchessa Anna Isabella.
L’altare maggiore è costituito da colonne ritorte con un trionfo di angeli di Antonio Ferraboschi, autore insieme a Michele Costa degli stucchi nella cantoria. Nei due altari laterali sono visibili un “S. Antonio da Padova” ed un “S. Francesco di Paola”, opere del religioso teatino Filippo Maria Galletti, autore anche di un “S. Vittore”. Le statue di stucco rappresentanti i 12 profeti sono opera di Giovanni Morini da Viadana, realizzate nell’anno 1786. Gli altari sono completati da ottimi paliotti di scuola carpigiana. La consacrazione avvenne nel Novembre 1709.
Da allora, i miracoli di cui si conserva memoria sono particolarmente numerosi: testimoniati dall’ampia raccolta di ex-voto esposti nel museo annesso alla chiesa.
Assieme a S. Francesco, questa chiesa costituisce punto fondamentale dell’esperienza barocca in Guastalla.

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