Casa del Correggio

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Nel “borgo vecchio”, la zona più medievale di Correggio, dove si trovavano le botteghe artigianali e le case medievali si trova la casa del pittore Antonio Allegri detto Il Correggio. L’edificio attuale fu fatto costruire nel 1775 da Francesco Contarelli sull’area dove sorgeva l’abitazione del pittore. Probabilmente era una casetta porticata di poche stanze, senza cortiletto interno, con piano terra adibito a bottega e servizi e primo piano abitabile. Trascurata per lungo tempo, la casa venne recuperata alla memoria storica locale con la collocazione di un’ iscrizione dettata dallo storiografo Setti nel 1811, poi sovrastata da un medaglione in stucco col volto dell’Allegri, opera di Eusebio Casalgrandi. Un’altra lapide del 1852 e il cippo in mezzo al cortile, eretto nel 1880 e recante un’iscrizione di Prospero Viani, ricordano gli ulteriori restauri subiti dall’edificio. All’interno della Casa del Correggio attualmente si trova il centro studi Correggio Art Home dedicato al pittore e l’infoturismo.

PER SAPERNE DI PIU’

Dalle fonti dell’epoca sappiamo che la famiglia Allegri possedeva la casa in cui sarebbe nato Antonio Allegri già prima della metà del XV secolo. Ubicata nel quartiere detto “di Borgovecchio” (il più antico della città) immediatamente a ridosso delle mura urbane, venne ampliata da Pellegrino Allegri nel 1529 mediante l’acquisto di una modesta abitazione adiacente.

Ne risultò, con tutta probabilità, un edificio porticato (secondo la consuetudine del tempo e le tradizioni locali) di poche stanze, senza cortiletto interno. Il piano terreno era adibito a bottega e servizi, mentre il primo piano abitabile. Il tutto risultava in linea con le altre case prospicienti le mura di ponente, secondo una tipologia in parte ancora conservata in alcune abitazioni della stessa via (Ghidini – Pratissoli). Nel 1550 Pomponio Allegri decise di venderla alla famiglia Paris, poi passò di cessione in cessione: prima all’Ospedale di Santa Maria della Misericordia, poi ai Sogari – Bresciani ed infine ai Pironi nel XVII secolo.

Nel 1752 il Fattore Ducale Francesco Contarelli (di antica e nobile famiglia correggese) l’acquistò, insieme ad altre cinque piccole case adiacenti, dagli ultimi proprietari. Dello stato di degrado e fatiscenza dell’edificio allegriano e degli altri immobili è chiara traccia nella dizione di quel complesso immobiliare: Ca’ Rotte Pironi.

Le precarie condizioni indussero Contarelli a procedere immediatamente alla demolizione dell’isolato ed alla riedificazione, tra il 1754 ed il 1755, dell’edificio che ancor oggi è conosciuto come “Casa del Correggio”.

Fronteggiato sul lato sud da un arioso, seppur piccolo giardino, fu ben presto adibita a ricovero per carrozze e a stalla, un uso improprio che ne decretò la rapida decadenza, minacciando anche la sopravvivenza stessa del ricordo del luogo natale di Antonio Allegri.

Tuttavia, con il passare degli anni, la situazione di degrado si acuì e numerosi correggesi fecero sentire la loro voce in merito.

Si spiega così la decisa presa di posizione che un gruppo di personalità del mondo della cultura locale, come Luigi, Ferdinando e Raffaele Asioli, manifestò al Podestà del tempo con una lettera dell’agosto 1852 in cui si stigmatizzava il comportamento di Caterina Contarelli, ultima di sua famiglia il cui disinteresse era paragonato alla “irriverenza da barbari che aveva fatta vile stalla da bestie dell’unica memoria del Sommo rimasta in patria. Un’onta che per causa della Contarelli pesa su questa Città fatta purtroppo favola del Mondo”. Purtroppo, la situazione non migliorò alla morte della Contarelli: con il passaggio del suo patrimonio alle Opere Pie, la casa, pericolante cumulo di pietre, era stata posta in vendita.

Ne seguì un aspro contenzioso, sostenuto da malevoli libelli anonimi, che ebbe termine nel 1854 quando la casa fu redenta dalle onte di fortuna a spese di ventuno cittadini, i devoti al Divino Pittore e alla Patria.

Sul finire dell’Ottocento furono intrapresi alcuni restauri, ricordati da un’iscrizione posta nel 1880 su un cippo eretto in mezzo al cortile e dettata dal patriota e letterato reggiano Prospero Viani.

Mezzo secolo più tardi, nel 1931, Riccardo Finzi storiografo e bibliotecario locale, su mandato del Podestà Cottafavi vi fa trasferire l’Asilo infantile, con lo scopo di recuperare a nuova dignità l’immobile.

Una destinazione d’uso che mantenne, sia pure con grandi difficoltà e disagi dovuti alle precarie condizioni della struttura, per oltre un trentennio, fino al 1964.

 

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