TRAIETTORIE 2017 - ARDITTI QUARTET

Set 22 2017

TRAIETTORIE 2017 – ARDITTI QUARTET

Torna martedì 26 settembre alle ore 20:30 a Teatro Farnese, per la nona volta su ventisette edizioni della rassegna di musica moderna e contemporanea Traiettorie, il Quartetto Arditti, una delle massime formazioni d’archi dedite alla musica di oggi e anche fra le più longeve, essendo stata fondata dal suo leader e primo violino Irvine Arditti nel 1974.

Celebre per la sua impeccabile tecnica e per le centinaia di pezzi eseguiti, anche in combinazione con altri strumentisti e con orchestra, il Quartetto ha battezzato moltissimi lavori scritti appositamente per la formazione inglese da autori come Salvatore Sciarrino, Jonathan Harvey, Georges Aperghis, Brian Ferneyhough, Harrison Birtwistle, Elliott Carter, Wolfgang Rihm, Pascal Dusapin, Ivan Fedele, James Dillon, Luca Francesconi, Sofija Gubajdulina, Mauricio Kagel, Philippe Manoury e ha registrato oltre duecento dischi che comprendono quasi tutta la letteratura quartettistica degli ultimi quarant’anni.

Il Quartetto, i cui membri dal 1982 al 1996 hanno insegnato agli Internationale Ferienkurse Darmstadt, in oltre quarant’anni ha cambiato più volte formazione – annoverando in passato strumentisti come Garth Knox e Rohan de Saram (a loro volta ospiti più volte di Traiettorie in veste di solisti) – ma da undici anni è composto, a fianco di Arditti, da Ashot Sarkissjan, Ralf Ehlers e Lucas Fels.

A Traiettorie 2017 il Quartetto Arditti torna con quattro brani del nuovo millennio che leggono la realtà con drammatica consapevolezza critica, tre dei quali in prima italiana: «In the realms of the unreal» dell’austriaca Olga Neuwirth, una delle esponenti di maggior spicco dell’espressionismo musicale degli ultimi vent’anni, è un pezzo del 2009 ispirato alla pittura fantasiosa e drammatica di Henry Darger; «Horizont auf hoher See» (2016) della coreana Younghi Pagh-Paan è un gioco di punti di vista legato alle dinamiche e alle variazioni di intensità; il secondo quartetto di Christophe Bertrand, uno degli ultimi suoi gesti artistici prima della sua tragica scomparsa nel 2010, nasconde, dietro all’apparente compattezza di un brusio timbrico, un malessere profondo e nascosto. Chiude la serata un nuovo lavoro di Harrison Birtwistle, scritto appositamente per il Quartetto Arditti nel 2015, «The Silk House Sequences», una scarica energetica costruita in forma di blocchi musicali che funzionano come meccanismi a orologeria e sembrano rinverdire la forza dirompente e polemica dell’ottuagenario compositore inglese.