L'Ossessione dello sguardo. Zavattini incontra Ligabue

Set 18 2017

L’Ossessione dello sguardo. Zavattini incontra Ligabue

50 opere di Antonio Ligabue (1899-1965), 120 quadri di Cesare Zavattini (1902-1989) accanto ad un ricco e qualificato patrimonio documentale di entrambi, ci raccontano di due tra i più grandi artisti italiani del ‘900, entrambi artisti della Bassa Reggiana e uomini del Po. Presso Palazzo Bentivoglio, Salone dei Giganti, piazza Bentivoglio.

Ligabue e Zavattini, due geni artistici in cui le diversità si intrecciano con le affinità. Tanto uomo primitivo, istintivo e selvaggio Toni, quanto uomo dalla forte socialità Za. Ma entrambi “irregolari”, non catalogabili sia dal punto di vista artistico che umano. La loro vita non è un’opera d’arte inferiore alle loro più belle produzioni artistiche.

Ligabue e Zavattini sono ossessionati dagli occhi, dallo sguardo. Ligabue guarda se stesso trasfigurato in una tigre, Zavattini scruta insistentemente il proprio volto: non a caso per entrambi l’autoritratto è una delle espressioni artistiche più coltivate.

Ma forse l’incontro più significativo tra Za e Toni, oltre agli incontri personali (tra cui l’indimenticabile visita di Zavattini a Ligabue alla Casa di Riposo “Felice Carri” di Gualtieri a pochi giorni dalla morte di Toni) avviene nel 1967 e nel 1977, esattamente 50 e 40 anni fa. Nel ’67, a due anni dalla morte di Ligabue, Zavattini scrive il poemetto “Ligabue” testo base per la sceneggiatura del filmato RAI che verrà prodotto 10 anni dopo con la regia di Salvatore Nocita, la sceneggiatura di Cesare Zavattini e Arnaldo Bagnasco e l’impareggiabile interpretazione di Toni ad opera di Flavio Bucci.