TORTELLINI, CAPPELLETTI, ANOLINI.

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Ott 27 2016

TORTELLINI, CAPPELLETTI, ANOLINI.

Sono arrivati i primi freddi, i primi maglioni di lana, ed è arrivato il tempo di mettersi ai fornelli per preparare gustosi piatti caldi. Il brodo diventa il protagonista indiscusso delle tavole. Ma come gustarlo al meglio? Con cappelletti, anolini o tortellini? Già, perché le tre prelibatezze non sono esattamente la stessa cosa e basta spostarsi anche solo di qualche chilometro ed ecco che il piatto assume connotati e definizioni diverse. Anche in gastronomia – come per i dialetti, i modi di dire, le espressioni, perfino i modi di nominare le cose – l’Italia è paese di mille varianti, un continuum differenziato che trascorre di famiglia in famiglia, di borgo in borgo, di paese in paese.

Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza. E partiamo da Parma: in questa città il termine “cappelletto” è sinonimo di “anolino”, ma attenzione! Non ha nulla a che vedere con il cappelletto reggiano.
Ecco l’identikit dell’anolino: ha la forma di un dischetto, di solito è del diametro di 2,8 cm, è fatto di due strati di pasta sfoglia che contengono un ripieno fatto non di carne, ma da un impasto di formaggi. Anche se con il termine di cappelletti e anolini si comprendono anche ricette contenenti la carne. Insomma ogni famiglia ha la sua ricetta, a seconda delle contaminazioni che la tradizione ha portato nelle varie zone della medesima provincia.
I cappelletti reggiani, invece, sono a forma – per l’appunto – di cappello e il loro ripieno è fatto di un mix di ingredienti: manzo, mortadella, polpa di maiale, noce moscata, pan grattato, burro, cipolla.
E la differenza tra cappelletti e tortellini vi chiederete? Sta tutta nella grandezza: infatti il cappelletto è più grande e arrotondato, mentre i tortellini sono piccoli, piccolissimi, chiusi attorno al mignolo e nati per essere presi in grande quantità dal cucchiaio. In merito ai tortelli sono state create diverse storie, a metà strada tra mito e leggenda. Una delle più note è quella raccontata da Alessandro Tassoni (tratta dai versi “Secchia Rapita”) che narra di come Venere, Marte e Bacco, girovagando sulla terra, si fermarono in una trattoria per riposarsi. Al mattino dopo il dio del vino e della guerra si svegliarono presto per ammirare l’alba e, la dea della bellezza accortasi di essere rimasta sola e affamata, chiese aiuto al cuoco della trattoria. Questi, rimasto senza parole per la bellezza di Venere, decise di dedicarle un piatto del tutto speciale: imitando di Venere il bellico e con capponi e starne e quel buon vino l’arte di fare il tortellino apprese. Secondo questo mito, quindi, il cappelletto prese la forma dell’ombelico della dea della bellezza.

Come abbiamo visto esistono differenze tra questi tre piatti, ma la cosa che non varia è la loro bontà. Piatti simbolo di Reggio, di Parma e dell’Emilia tutta, che hanno il sapore delle tradizioni, delle cene in famiglia, delle feste e dello stare bene in tavola. Magari con un bel bicchiere di vino…. Non ci resta che augurarvi buon appetito!

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